Mobilità sanitaria
04 Marzo 2026Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale raggiunge 5,15 miliardi di euro, il valore più alto mai registrato

Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il valore più alto mai registrato, con 5,15 miliardi di euro, in aumento del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022. È quanto emerge dal Report sulla mobilità sanitaria interregionale 2023 presentato a Bologna dalla Fondazione GIMBE in occasione dell’apertura delle iniziative per il trentennale dell’organizzazione.
Secondo l’analisi, i flussi economici legati ai pazienti che si spostano tra regioni per ricevere cure continuano a evidenziare un forte squilibrio territoriale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra le risorse ricevute per assistere pazienti provenienti da altre regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove.
Sul fronte opposto, i saldi negativi più rilevanti riguardano Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che complessivamente rappresentano il 78,2% del saldo passivo nazionale. Secondo il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, questi dati indicano un divario territoriale ormai strutturale nell’offerta dei servizi sanitari.
Il report evidenzia inoltre il ruolo rilevante del privato convenzionato. Oltre un euro su due della mobilità sanitaria per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori regione confluisce infatti verso strutture private accreditate, pari a 1,966 miliardi di euro (54,5%), mentre 1,643 miliardi (45,5%) sono destinati alle strutture pubbliche.
L’analisi si basa su tre fonti istituzionali: i dati economici del Riparto 2025, i flussi dei Modelli M trasmessi dalle regioni al Ministero della Salute e i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.
Secondo GIMBE, la mobilità sanitaria rappresenta uno degli indicatori più sensibili delle disuguaglianze del Servizio sanitario nazionale, perché misura dove i cittadini trovano risposta ai bisogni di cura e dove, invece, sono costretti a spostarsi per ricevere assistenza.
Il report segnala infine che la mobilità riguarda soprattutto i ricoveri ospedalieri, mentre non restituisce pienamente le differenze territoriali nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria, che potrebbero risultare ancora più marcate.
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