Medici
23 Aprile 2026La Regione annuncia un aumento del 20% per medici e infermieri impiegati nei territori di frontiera

La Regione Lombardia annuncia un aumento del 20% dello stipendio per medici e infermieri che lavorano nei territori al confine con la Svizzera. La misura, secondo quanto dichiarato dall’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, punta a contrastare la perdita di personale sanitario verso il Canton Ticino e a rafforzare i servizi sociosanitari nelle aree di frontiera.
L’incremento retributivo sarebbe pari a circa 10 mila euro l’anno per i medici e 5.400 euro per gli infermieri, secondo quanto riferito dall’assessore a margine del tour istituzionale delle Aree Interne che ha fatto tappa a Luino, in provincia di Varese.
Obiettivo: fermare la fuga verso la Svizzera
Il tema riguarda da anni le province lombarde di confine, dove il differenziale salariale con la Svizzera rende più difficile il reclutamento e la permanenza del personale sanitario nel servizio pubblico italiano.
Secondo quanto riportato nel 2025 da Il Giorno, negli ospedali delle aree di frontiera la carenza di professionisti avrebbe inciso su bandi di assunzione, copertura degli organici e tempi di accesso ad alcune prestazioni. Nello stesso quadro, la Regione aveva già valutato strumenti economici per aumentare l’attrattività delle sedi più esposte alla concorrenza elvetica.
Sertori ha spiegato che la misura ha “l’obiettivo di garantire e rafforzare i servizi sociosanitari nelle zone di frontiera, dove è forte l’attrattività degli stipendi elvetici”.
Secondo quanto dichiarato dall’assessore, l’aumento sarebbe finanziato con un contributo del 3% della paga netta dei cosiddetti “vecchi frontalieri”. Sertori ha indicato, a titolo di esempio, che su uno stipendio netto mensile di 4 mila euro il contributo sarebbe di 120 euro.
Restano da chiarire i dettagli operativi della misura: platea dei beneficiari, tempi di avvio, aziende sanitarie coinvolte, durata dell’incentivo e eventuali passaggi normativi necessari.
Un tema nazionale
La decisione lombarda riporta al centro il nodo della competizione tra sistemi sanitari confinanti e della capacità del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere professionisti. Il tema riguarda in particolare infermieri e specialisti, categorie già segnate da carenze di organico in diverse aree del Paese.
Se confermata nei dettagli applicativi, la misura potrebbe diventare un precedente osservato anche da altre regioni di confine impegnate sul fronte del reclutamento sanitario.
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