Mobilità sanitaria
10 Novembre 2025Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto denunciano la crescente pressione dei pazienti provenienti dal Sud. Schillaci: “Chi si sposta per curarsi è la sconfitta di una nazione”

Le Regioni del Nord lanciano un grido d’allarme: la mobilità sanitaria, cioè il flusso di pazienti che si spostano da un territorio all’altro per ricevere cure, sta diventando insostenibile. Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che da anni attraggono cittadini da tutta Italia, segnalano un aumento senza precedenti di richieste da fuori regione, con un impatto crescente su risorse e personale. Secondo i dati Agenas, nel 2023 i ricoveri interregionali sono stati 670mila, generando quasi 2,9 miliardi di euro di rimborsi: per la prima volta l’Emilia-Romagna ha superato la Lombardiacome Regione più attrattiva. Il saldo economico per Bologna è stato di +371 milioni di euro, contro i +332 milioni della Lombardia e i +172 del Veneto. Sul versante opposto, Campania (-236 milioni), Calabria (-259) e Puglia (-190) registrano i deficit più pesanti.
“Non possiamo più sostenere questa pressione”, ha detto il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, ricordando che “la mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e serve un grande patto nazionale, perché non esistono infermieri infiniti e il sistema rischia di non reggere”. Il governatore distingue inoltre tra “mobilità appropriata”, per le alte specialità come trapianti e cardiochirurgia, e “mobilità impropria”, per prestazioni di bassa complessità che dovrebbero essere garantite ovunque. Anche il presidente lombardo Attilio Fontana conferma l’allarme: “In Lombardia la pressione di chi viene da fuori è ancora più problematica. I fondi servono, ma non basteranno mai se non si modifica il modello. Bisogna affrontare il problema con serietà e senza slogan”.
Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che in una lettera a Il Foglio ha definito la mobilità forzata “una sconfitta per la nazione”: “Un cittadino non può pagare con la salute il fatto di essere nato in Puglia piuttosto che in Veneto. Quando un napoletano sale su un treno per farsi operare a Brescia o a Padova non è mobilità sanitaria: è la sconfitta di un’intera nazione”. De Pascale ha annunciato di voler siglare a breve un protocollo d’intesa con la Calabria per monitorare i flussi di pazienti, verificare gli invii impropri e promuovere consulenze a distanza tra professionisti. “Le Regioni del Nord devono aiutare quelle del Sud non portando via i loro pazienti, ma collaborando per rafforzare i servizi locali”, ha concluso.
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