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13 Gennaio 2026Il ddl delega introduce gli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza pensate per ridurre la mobilità sanitaria e rafforzare la capacità del sistema pubblico di rispondere ai bisogni più complessi

Con la riforma del Servizio sanitario nazionale prende forma un nuovo assetto della rete ospedaliera italiana. Il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri introduce infatti gli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, pensate per ridurre la mobilità sanitaria e rafforzare la capacità del sistema pubblico di rispondere ai bisogni più complessi. L’annuncio è arrivato direttamente dal ministro della Salute Orazio Schillaci al termine del Cdm. “Aggiorneremo la classificazione delle strutture ospedaliere con l’introduzione degli ospedali di terzo livello come strutture di eccellenza”, ha spiegato, chiarendo che l’obiettivo è costruire poli di riferimento in grado di attrarre competenze, ricerca e risorse, limitando i flussi di pazienti costretti oggi a spostarsi da una regione all’altra per ricevere cure altamente specialistiche.
Il ddl delega non contiene ancora una lista ufficiale né indica il numero complessivo di questi grandi ospedali. Tuttavia, fissa criteri piuttosto chiari: si tratterà di strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, comprese quelle gestite da enti privati senza scopo di lucro o religiosi. Un perimetro che lascia intendere una selezione rigorosa, basata su standard elevati e su una valutazione omogenea delle performance. Proprio da qui potrebbe arrivare una prima short-list di candidati. Alla luce delle indicazioni contenute nella delega, un ruolo centrale potrebbe essere giocato dal Piano nazionale esiti (Pne) di Agenas, che già oggi valuta le strutture sanitarie sulla base di parametri come volumi di attività, qualità delle cure, esiti clinici, mobilità interregionale e capacità di ricerca. Non a caso, il ddl fa riferimento esplicito a risorse dedicate assegnate secondo criteri omogenei, tra cui la casistica trattata, la qualità delle prestazioni, l’attrattività extra-regionale e l’attività di ricerca.
Ipotizzando una selezione coerente con l’ultimo report del Pne, tra i nomi che potrebbero rientrare nel futuro club degli ospedali di terzo livello figurano alcune delle strutture già oggi considerate punti di riferimento a livello nazionale. Tra queste l’ospedale Niguarda di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, l’Aou Federico II di Napoli, l’Irccs San Raffaele di Milano e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Potrebbero rientrare anche l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, l’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, l’ospedale di Mestre e lo stabilimento Umberto I–G.M. Lancisi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali Riuniti di Ancona. La definizione concreta degli ospedali di terzo livello arriverà con i decreti attuativi della legge delega, che dovranno essere adottati entro il 31 dicembre 2026. Sarà in quella fase che verranno stabiliti criteri definitivi, modalità di accreditamento e risorse dedicate.
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