suicidio assistito
17 Ottobre 2025Entro 15 giorni l’Azienda sanitaria dovrà consegnare la strumentazione che consente l’autosomministrazione del farmaco letale. L’associazione Coscioni: “Un passo di civiltà e coerenza giuridica”

È stato individuato un dispositivo che consentirà a Libera, la donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù, di autosomministrarsi il farmaco letale per il suicidio medicalmente assistito. Lo ha stabilito il tribunale civile di Firenze, che ha ordinato all’Asl Toscana nord ovest di fornire entro 15 giorni la strumentazione necessaria — una pompa infusionale attivabile tramite puntatore oculare o altro sensore di comando — e di rendere disponibili farmaci e dispositivi al medico che la assisterà.
La ditta fornitrice è stata individuata da Estar, l’ente del Sistema sanitario regionale toscano. L’ordinanza, definita dall’associazione Luca Coscioni “di straordinaria importanza civile e giuridica”, richiama le sentenze della Corte costituzionale 242/2019 (caso Cappato/dj Fabo) e 132/2025 (relativa proprio a Libera), ribadendo che il Servizio sanitario nazionale ha l’obbligo di reperire e fornire tempestivamente i dispositivi necessari per garantire il diritto all’autodeterminazione.
Libera, assistita dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Coscioni, aveva ottenuto nel 2024 il via libera al suicidio assistito dalla sua Asl, ma non era in grado di autosomministrarsi il farmaco. Dopo mesi di attesa e pareri tecnici negativi, la decisione del giudice rappresenta per Gallo “un passo di civiltà e di coerenza giuridica: il diritto a scegliere come morire non può restare solo teorico, ma deve essere reso effettivo dallo Stato”.
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