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26 Giugno 2024Dal Piano nazionale di ripresa e resilienza un'iniezione di fondi per far volare la ricerca sul cuore. Con 17 progetti finanziati, per un totale complessivo di oltre cinque milioni e 750mila euro, il Centro cardiologico Monzino è uno dei maggiori destinatari del Nord dei fondi della Missione 6 del Pnrr
Dal Piano nazionale di ripresa e resilienza un'iniezione di fondi per far volare la ricerca sul cuore. Con 17 progetti finanziati, per un totale complessivo di oltre cinque milioni e 750mila euro, il Centro cardiologico Monzino è uno dei maggiori destinatari del Nord dei fondi della Missione 6 (Salute) del Pnrr, stanziati dal ministero della Salute per l'innovazione e la ricerca. Il Monzino figura capofila in 9 e partner in 8 dei progetti che nell'insieme coinvolgono 35 suoi ricercatori e ricercatrici, e che affrontano alcune delle aree cruciali per il futuro della cardiologia: dalle terapie biologiche avanzate, all'applicazione dell'intelligenza artificiale, dalla diagnosi di precisione alla scoperta di nuovi bersagli di malattia. A fare il punto è l'Irccs in una nota.
"Il Pnrr del ministero della Salute ha seminato nei filoni più critici e strategici della ricerca cardiovascolare e noi siamo orgogliosi e onorati di poter contribuire agli studi di frontiera dichiara il direttore scientifico dell'ospedale del cuore, Giulio Pompilio Penso ad esempio agli organoidi cardiaci o alla genomica di precisione. Grazie ai finanziamenti potremo sviluppare tecnologie e competenze già presenti nella nostra struttura e, in rete con altri centri altamente specializzati, promuovere nuovi studi sperimentali e clinici. Con la prima tranche del 2022 abbiamo avviato ricerche che hanno già dato risultati concreti".
Un esempio di successo riguarda la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro (Arvc), malattia genetica cardiaca che colpisce soprattutto i giovani e gli atleti e può causare la morte improvvisa. Grazie ai fondi Pnrr, sarà avviato uno studio clinico che per la prima volta rende disponibile una terapia farmacologica a cui possono accedere i pazienti, seppur in via sperimentale. Attualmente non esistono terapie specifiche per l'Arvc, ma solo dei farmaci che migliorano i sintomi e metodi che impediscono alle aritmie di diventare letali, come l'impianto nel paziente del defibrillatore. "Stiamo vivendo un periodo di fioritura della ricerca scientifica e di svolta per la cura e l'assistenza dei malati cardiovascolari conclude Pompilio È indubbio che le nuove tecnologie ed i nuovi farmaci abbiano aperto nuovi scenari in cardiologia, che stanno cambiando l'approccio ad alcune importanti malattie. Il Pnrr ha saputo cogliere questa apertura, che rappresenta anche un'opportunità per i pazienti di oggi e di domani. Mi aspetto che la ricerca italiana, già ad altissimi livelli, raggiunga nei prossimi anni risultati ancora più significativi".
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