Pharma
29 Settembre 2026Nel mondo circa 23.000 farmaci sono in sviluppo, divisi a metà tra biotech e sintesi chimica

Circa la metà dei 23.000 farmaci attualmente in sviluppo nel mondo è costituita da molecole biotecnologiche, mentre l’altra metà deriva dalla sintesi chimica. La stessa ripartizione emerge dagli studi clinici autorizzati da Aifa in Italia e dai nuovi medicinali approvati nel 2025 dall’Agenzia europea dei medicinali. A richiamare i dati, tratti da Citeline 2026, è Farmindustria in occasione della European Biotech Week 2026, chiedendo a Europa e Italia di rafforzare le condizioni per attrarre ricerca, innovazione e investimenti.
Nel 2025 l’Ema ha approvato 38 farmaci contenenti nuove sostanze attive, anche in questo caso ripartiti a metà tra biotech e sintesi chimica. Secondo Farmindustria, i dati confermano il ruolo dei medicinali biotecnologici nell’innovazione farmaceutica, insieme ai farmaci di sintesi chimica, ai vaccini e alle terapie avanzate.
«Per la farmaceutica globale gli equilibri geopolitici e industriali si stanno ridefinendo rapidamente», afferma Marcello Cattani, presidente di Farmindustria. Nel confronto internazionale, Cattani richiama le politiche degli Stati Uniti per attrarre investimenti e la crescita della Cina nello sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. Per l’Europa, sostiene, la scelta è tra migliorare le condizioni per innovazione e investimenti oppure perdere ulteriore terreno nella competizione internazionale.
Tra gli strumenti europei Farmindustria indica la proposta di Biotech Act, pubblicata dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Secondo Cattani, rappresenta «un passo importante per rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione e la capacità del continente di attrarre ricerca e investimenti», ma sarebbe necessario un piano più ampio rivolto all’intero comparto dell’innovazione.
Il richiamo riguarda anche l’Italia. Secondo i dati riportati da Farmindustria, il farmaceutico è il primo settore nazionale per quota di imprese innovative, superiore al 90%, e per collaborazioni con altri soggetti dell’ecosistema della ricerca e sviluppo, in particolare università e centri di ricerca pubblici.
Sul piano delle politiche nazionali, Farmindustria torna a chiedere l’attuazione delle riforme, il superamento del payback e interventi nella legge di Bilancio che riconoscano il ruolo strategico del settore. Il riferimento è anche alla strategia avviata dal Governo e al Testo Unico.
«La competizione internazionale non aspetta», conclude Cattani. «Se vogliamo che ricerca, investimenti e competenze restino e crescano in Europa e in Italia, dobbiamo creare oggi le condizioni perché l’innovazione scelga di essere qui».
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