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25 Settembre 2026

Ricerca farmaceutica, investimenti in crescita del 54% in cinque anni

Sono 2,5 miliardi gli investimenti in R&S delle aziende farmaceutiche nel 2025. Farmindustria: settore primo per innovazione per addetto e quota di imprese innovative


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L'industria farmaceutica ha investito 2,5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nel 2025, pari all'8% degli investimenti complessivi realizzati in Italia, con una crescita del 54% negli ultimi cinque anni. I dati, richiamati da Farmindustria sulla base delle nuove rilevazioni Istat, sono accompagnati da un altro primato: il farmaceutico è il settore industriale con la maggiore quota di imprese innovative, superiore al 90% del totale. "Nel 2025 le imprese hanno investito in Ricerca e Sviluppo 2,5 miliardi di euro, l'8% del totale degli investimenti nella nazione, in crescita del 54% considerando gli ultimi 5 anni", dichiara il presidente di Farmindustria Marcello Cattani. Gli addetti alla R&S sono 7.300, l'8% in più rispetto a cinque anni fa, e il 53% sono donne. Secondo i dati Istat, inoltre, gli investimenti in innovazione per addetto dell'industria farmaceutica sono pari a tre volte la media degli altri settori industriali. Il comparto risulta primo anche per la quota di imprese innovative, oltre il 90%, e per le collaborazioni con gli altri soggetti dell'ecosistema della ricerca e sviluppo, in particolare università e centri di ricerca pubblici. Un modello di "Open Innovation" che, secondo Farmindustria, interessa diverse aree, dai farmaci ai vaccini, dai plasmaderivati ai farmaci orfani fino alle terapie avanzate.

A questi investimenti si aggiungono circa 800 milioni di euro l'anno destinati dalle aziende agli studi clinici. "Permettono ai pazienti di avere accesso alle terapie più innovative e assicurano al SSN importanti risorse e minori costi", sottolinea Cattani. Per il presidente di Farmindustria, la crescita del settore passa anche dallo sviluppo di nuove competenze e dalla formazione di professionalità altamente qualificate. Un altro dato riguarda l'occupazione giovanile. Tra il 2019 e il 2025 gli under 35 nell'industria farmaceutica sono aumentati del 25%, a fronte di una crescita complessiva degli occupati del settore del 10%, rispetto al +6% dell'occupazione nell'intera economia. Il quadro, secondo Cattani, si inserisce però in uno scenario internazionale nel quale l'Europa rischia di perdere terreno nella ricerca farmaceutica. "La R&S finora è stata uno dei fiori all'occhiello del nostro continente. Ma viviamo un'epoca di ridefinizione degli equilibri e l'Europa, per decenni al top nelle Scienze della Vita, non riesce più a tenere il passo di altri competitor che puntano sull'innovazione con una strategia chiara e determinata".

Tra i fattori destinati a modificare la geografia dell'industria farmaceutica, Cattani cita le politiche di attrazione degli investimenti e delle competenze, la rapidità nell'accesso ai farmaci e l'integrazione con tecnologie come l'intelligenza artificiale. Sullo sfondo ci sono anche le politiche statunitensi MFN sul farmaceutico e la crescita della Cina nello sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. Da qui la richiesta di un cambio di passo nelle politiche europee. "È prioritario cambiare radicalmente le policy europee per creare un contesto capace di adattarsi alla velocità dei cambiamenti in atto", afferma Cattani. Per l'Italia, il presidente di Farmindustria richiama infine la necessità di proseguire con le riforme per consolidare i risultati raggiunti. E individua nel payback della spesa farmaceutica uno dei principali ostacoli agli investimenti: "È urgente superare adesso il payback che strangola le imprese che vogliono investire nella Nazione".

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