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Pharma

12 Maggio 2026

Kedrion investe 150 milioni in Toscana per triplicare la produzione di plasmaderivati

Il “Bolognana X3 Expansion Program” porterà la capacità di frazionamento da 1,1 a 3,3 milioni di litri all’anno


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Nella valle del Serchio, in provincia di Lucca, si costruisce il futuro delle terapie plasmaderivate italiane. L’11 maggio 2026, con il taglio del nastro alla presenza del Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, Kedrion Biopharma ha annunciato un investimento complessivo di circa 150 milioni di euro per il potenziamento del polo produttivo di Bolognana, il principale hub industriale dell’azienda in Italia, che impiega circa 700 persone e distribuisce i propri prodotti in oltre 100 Paesi, Stati Uniti in testa. L’obiettivo dell’investimento è triplicare la capacità di frazionamento del plasma, passando dagli attuali 1,1 milioni di litri lavorati ogni anno a 3,3 milioni entro il 2031, per far fronte alla crescente domanda globale di immunoglobuline destinate alla cura di malattie rare e ultra-rare.

Il programma di espansione

Il progetto “Bolognana X3 Expansion Program” prevede la costruzione di un nuovo edificio a quattro piani dedicato al frazionamento del plasma, ricavato da un’area disponibile all’interno del sito industriale già esistente. Dei 150 milioni totali, 120 sono destinati all’espansione vera e propria del polo produttivo, mentre i restanti 30 serviranno a migliorare l’efficienza e rafforzare l’integrazione con il vicino impianto di Castelvecchio Pascoli, sede principale dell’azienda, dove il plasma frazionato viene purificato e trasformato nel prodotto farmaceutico finito.

Il cronoprogramma è ambizioso: il nuovo edificio è già strutturalmente completato, con i macchinari installati e in fase di collegamento. Il completamento delle costruzioni è atteso entro fine 2026, la qualifica degli impianti nel corso del 2027, i lotti di produzione validati nel 2028 per ottenere l’approvazione della FDA, il pieno regime produttivo nel 2031. L’investimento porterà alla creazione di circa 300 nuovi posti di lavoro sul territorio lucchese.

Il MIMIT partecipa al progetto con un finanziamento di 14 milioni di euro attraverso un Contratto di Sviluppo, destinato all’ampliamento del sito e in parte ad attività di ricerca e sviluppo industriale. Ottenere fondi a fondo perduto in questo ambito non è semplice, come ha spiegato l’ingegner Massimiliano Barberis, Chief Operating Officer del progetto: l’ambiente europeo impone criteri stringenti di equità e non concorrenzialità, con parametri precisi su occupazione e innovazione scientifica.

“Kedrion è oggi una grande azienda internazionale che non rinuncia alle sue profonde radici italiane. Questo progetto di espansione industriale rappresenta il segno tangibile di un percorso che contribuirà in modo decisivo alla crescita di Kedrion e fungerà da volano per lo sviluppo dei nostri territori e delle comunità locali”, ha sottolineato Paolo Marcucci, Presidente di Kedrion. “Siamo profondamente grati per il sostegno e la collaborazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e proseguiamo con determinazione nell’affrontare le sfide che ci attendono, mantenendo sempre al centro del nostro commitment la salute e il benessere dei pazienti”.

Cosa succede nello stabilimento

Per comprendere la portata dell’investimento è utile capire cosa avviene a Bolognana. Il plasma, raccolto nei centri americani del network Kedrion, è trasportato a meno 25 gradi fino allo stabilimento lucchese, dove viene sottoposto al frazionamento alcolico: un processo che dura circa una settimana e che, attraverso diversi step, separa le proteine plasmatiche producendo paste di gammaglobulina, albumina e fattori della coagulazione. Il materiale viene poi trasferito a Castelvecchio Pascoli per la purificazione e la produzione del farmaco finito. Oggi il sito produce oltre cinque milioni di fiale l’anno.

Il plasma non può essere sintetizzato artificialmente. La sua disponibilità dipende interamente dalla volontarietà dei donatori, il che rende l’intera filiera produttiva strategicamente sensibile. “Per curare un emofiliaco servono 20-25 persone che donano sangue per un anno”, ha ricordato il Viceministro Valentini nel suo intervento, sottolineando la dimensione umana e solidale che sottende ogni singola fiala prodotta.

Sul fronte tecnologico, il nuovo edificio integrerà automazione avanzata, sistemi digitali di monitoraggio e processi innovativi. L’ingegner Barberis ha illustrato la direzione: migliaia di dati generati dai processi produttivi diventano fonte di valore se analizzati con strumenti di intelligenza artificiale, aprendo la strada a un miglioramento continuo delle rese e della qualità. Parallelamente, il programma è integrato nella strategia di decarbonizzazione del Gruppo, con soluzioni di recupero energetico, ottimizzazione dei consumi idrici e produzione “a freddo” di Water for Injection.

Sul fronte della ricerca, Barberis ha aperto una prospettiva di lungo periodo: il plasma contiene oltre seimila proteine, di cui una cinquantina di rilevanza terapeutica già nota. Molte altre potrebbero rivelarsi utili nel trattamento di malattie rare associate a deficit genetici di proteine specifiche. Un’area di esplorazione che Kedrion sta presidiando anche grazie all’acquisizione di Prometic, azienda canadese, e alla pipeline di due nuovi farmaci in sviluppo per carenza del fattore V e carenza di plasminogeno.

Il coinvolgimento dello Stato

“Triplicare la capacità produttiva di Bolognana significa rafforzare la posizione dell’Italia nella catena del valore globale delle terapie plasmaderivate, un segmento ad altissimo contenuto scientifico e fortemente strategico per la sicurezza sanitaria internazionale”, ha sottolineato il Viceministro Valentini durante la cerimonia. “Questa è la politica industriale che vogliamo: partnership con imprese che hanno visione, radicamento territoriale e capacità di competere globalmente”.

La presenza istituzionale del Viceministro al taglio del nastro e il co-finanziamento da 14 milioni attraverso il Contratto di Sviluppo segnalano una scelta politica precisa, quella di affiancare con risorse pubbliche le aziende che investono in filiere strategiche per la salute e la sicurezza terapeutica del Paese, senza attendere che lo facciano da sole.

Il Ceo di Kedrion Biopharma Ugo Di Francesco ha inquadrato l’investimento nella strategia di crescita avviata con il nuovo management nel gennaio 2023: “Il nostro obiettivo è diventare la migliore azienda nel settore, riconosciuta come diversa e più brava. Questo territorio è il luogo giusto: c’è know out, c’è expertise”. Di Francesco ha poi sottolineato la natura italiana dell’azienda – con il 35% dell’azionariato in mani italiane nonostante il socio di maggioranza sia britannico – e la volontà di rimanere radicati nel Paese, anche attraverso altri progetti con il MIMIT, tra cui l’espansione dello stabilimento di Napoli.



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