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11 Luglio 2024

Innovazione, Johnson & Johnson: oltre 20 nuove terapie entro il 2030

Arricchire il portfolio con oltre 20 nuove terapie e 50 indicazioni terapeutiche per i farmaci già disponibili entro il 2030. È quanto prevede di fare Johnson & Johnson, leader mondiale nel settore sanitario


Innovazione, Johnson & Johnson: oltre 20 nuove terapie entro il 2030

Arricchire il portfolio con oltre 20 nuove terapie e 50 indicazioni terapeutiche per i farmaci già disponibili entro il 2030. È quanto prevede di fare Johnson & Johnson, leader mondiale nel settore sanitario. Questo impegno è sostenuto da un investimento significativo in ricerca e sviluppo, con oltre il 40% dei fondi dell'azienda destinati a questo settore. Solo nel 2023, l'azienda ha investito oltre 10 milioni di euro in Italia. La strategia si basa su tre pilastri: innovazione, ricerca e collaborazioni strategiche. Questo approccio è stato evidenziato durante la "Johnson & Johnson Week", un evento dedicato alla visione dell'azienda per la medicina del futuro. Durante l'evento, è stato annunciato un protocollo d'intesa con Humanitas Milano, sottolineando l'importanza delle collaborazioni strategiche.

Alessandra Baldini, direttrice medica di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, ha sottolineato l'impegno dell'azienda nell'innovazione. Ha evidenziato che oltre il 60% dei programmi di sviluppo dell'azienda sono dedicati a farmaci primi della loro classe per meccanismo d'azione o via di somministrazione. Inoltre, l'azienda ha ricevuto 6 nuove designazioni Fast track e di Breakthrough Therapy dal 2021 a oggi.

Johnson & Johnson non si limita a sviluppare nuove terapie, ma cerca anche di cambiare il paradigma dello sviluppo delle soluzioni terapeutiche. L'azienda sta passando da un focus sulla malattia a quello su un determinato meccanismo d'azione in tutti gli ambiti clinici in cui risulta rilevante. Questo cambio di paradigma è supportato dalla medicina di precisione, che sta diventando sempre più importante per rispondere ai bisogni di cura dei pazienti. L'azienda ha anche un forte impegno nella ricerca clinica. Nel 2023, ha investito oltre 25 milioni di euro in Italia, di cui oltre il 40% - circa 10 milioni - nell'area della ricerca e sviluppo. Nello stesso anno, l'azienda ha condotto 114 studi clinici, coinvolgendo quasi 1.000 centri in 19 Regioni italiane e oltre 5.000 pazienti.

Tenere in considerazione le necessità dei pazienti è ritenuto sempre più la chiave per sviluppare e rendere disponibili terapie appropriate e adattate alle loro esigenze di cura. «Il coinvolgimento dei pazienti in tutte le fasi di sviluppo dei farmaci è una risorsa fondamentale per la ricerca clinica. Solo chi vive con una certa malattia può sapere cosa significhi affrontare la quotidianità con determinati sintomi e assumendo le terapie. Ascoltare la loro esperienza e i loro bisogni contribuisce alla scoperta, allo sviluppo e alla valutazione di nuovi farmaci davvero efficaci perché permette alla comunità scientifica di conoscere le loro esigenze e le priorità. Nessuno meglio del paziente può riferire quale sia il peso di una terapia e il suo impatto in termini di qualità di vita, andando al di là di ciò che i ricercatori possono rilevare sull’efficacia del farmaco» sostiene Paola Kruger, paziente esperto Accademia del paziente esperto Eupati.

«La ricerca italiana è in una situazione discreta all’interno del panorama europeo per quanto riguarda la disponibilità di studi clinici in oncologia» dice Silvia Novello, professore ordinario di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, responsabile della Divisione di Oncologia medica all’Aou “San Luigi Gonzaga” di Orbassano, presidente di Walce - Women Against Lung Cancer in Europe. «Il report di Luce del 2018 indicava, infatti, l’Italia fra i Paesi europei con il maggior numero di trial attivi per le targeted therapies, così come per l’immunoterapia, insieme a nazioni come Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Ci sono sicuramente alcune barriere, tra cui: pochi fondi, a cui spesso si può accedere con procedure complesse e timeline non ottimali; percorsi formativi articolati e non competitivi rispetto a offerte lavorative alternative; normative non facilitanti. Proprio in questo contesto si colloca la collaborazione fra centri di ricerca e imprese che può rappresentare uno strumento per un miglioramento dello scenario della ricerca in Italia, per esempio, grazie al supporto economico, alla condivisione di professionisti e di competenze, a disegni di progettualità comuni che impediscano ridondanze tra gli studi e ottimizzino tempi e risorse».

Infine, Johnson & Johnson sta cercando di promuovere l'innovazione attraverso acquisizioni e collaborazioni strategiche. Dal 2021, l'azienda ha attivato oltre 80 partnership. Tra queste, spicca quella con Humanitas del 2023, che porterà alla realizzazione di diversi progetti, tra cui l'uso di occhi artificiali ottenuti con stampa in 3D da parte di Humanitas University, per scopi formativi nell'utilizzo di terapie geniche per trattare alcune malattie ereditarie alla retina. «Con molto piacere abbiamo annunciato oggi il protocollo d’intesa tra Humanitas e Johnson & Johnson. Questa collaborazione permetterà di implementare e integrare le nostre competenze rendendo possibile una velocizzazione dell’innovazione con ricadute importanti sulla didattica e sulla ricerca, che sono i pilastri dell’ospedale e dell’università Humanitas», dichiara Maurizio Cecconi, direttore della Scuola di Specializzazione di Anestesia e Vice Presidente Medtec School, Humanitas University; Vice Direttore Scientifico per la Ricerca Clinica e capo del Dipartimento di Anestesia e Terapia Intensiva Irccs Istituto Clinico Humanitas.

TAG: FARMACEUTICA

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