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Farmaci

16 Novembre 2022

Farmaci generici, crisi energia e materie prime mette a rischio forniture. Le proposte di Egualia

La crisi energetica e delle materie prime potrebbe fare molto male all’industria del generico italiana: i ricavi già bassi sono erosi dai costi, in particolare del packaging, i margini di guadagno diventano minimi se non zero, la sopravvivenza impossibile specie per chi commercializza farmaci che hanno perso il brevetto da tempo e hanno prezzi, stabiliti dal Servizio sanitario, minimi


La crisi energetica e delle materie prime potrebbe fare molto male all’industria del generico italiana: i ricavi già bassi sono erosi dai costi, in particolare del packaging, i margini di guadagno diventano minimi se non zero, la sopravvivenza impossibile specie per chi commercializza farmaci che hanno perso il brevetto da tempo e hanno prezzi –stabiliti dal Servizio sanitario– minimi. Per dire, chi produce metformina per il diabete su ogni unità ha un ricavo di 0,75 euro, come spiega Enrique Hausermann presidente dell’associazione di produttori Egualia. E le gare con il meccanismo a massimo ribasso fatte dalle centrali di acquisto regionali rischiano di andare deserte rendendo introvabili farmaci di prima necessità. A sancire l’apertura di una crisi che riguarda tutto il mondo del farmaco ma in particolare quello con minori margini di utile è il rapporto dell’Osservatorio Nomisma diretto da Lucio Poma su 21 imprese.

L’industria del farmaco generico e con brevetto scaduto in Italia cuba 8,8 miliardi di euro (di cui 2,8 d’indotto), va bene in rapporto sia al resto della manifattura sia come sottoinsieme dell’industria farmaceutica, nel 2021 ha avuto un incremento dell’1% di occupati e gli ultimi 4 anni ha impiegato oltre 1100 unità in più (10 mila gli occupati totali, si va a 40 mila con l’indotto). La produzione è cresciuta del 7,4% tra 2016 e 2019, e ancora dell’1,4% nel 2020 ma l’utile netto sui ricavi è rimasto costante intorno al 2,5% contro la media di oltre il 10% del resto dell’industria farmaceutica. «Chi fabbrica generici ha una patrimonializzazione più bassa di chi commercializza farmaci coperti da brevetto e nelle crisi non attinge a liquidità facilmente», spiega Poma. Quanto al mercato, in questi anni è progressivamente diminuito il valore della componente pubblica della spesa scendendo dal 63 al 57%. Tra il 2009 ed il 2017 è aumentato del 117% il peso dei generici, ormai da tempo sul mercato, sui farmaci off patent, a brevetto scaduto, che sono il 2,5% in volume e il 30% in valore del comparto. A sostanziale parità di confezioni commercializzate (anzi il numero è sceso da 1040 a 1017 milioni), la spesa è scesa dai 12,7 miliardi del 2009 ai 9,6 del 2020; è quindi aumentata la quantità di prodotti a prezzo molto basso, per i quali il sistema produttivo non può vedersi erodere ancora margini di guadagno pena l’estinzione di alcuni player. È invece cresciuta l’incidenza dei costi: il packaging pesa intorno al 20%, il trasporto intorno al 3%. Gli aumenti di prezzo delle materie prime sono stati costanti in quest’ultimo anno; plastica, vetro e alluminio hanno spinto in alto i costi di un 21% di media. , il costo di principi attivi ed eccipienti risulta in crescita del 26,5%, quello dei trasporti del 100% e l’energia del 300%. «La crisi perdurerà – dice Poma – e richiede interventi strutturali nonché in grado di rincorrere la volatilità dei costi. In un contesto di cambiamento delle scelte produttive e bassa patrimonializzazione, il produttore non può accontentarsi di coprire solo l’aumento dei costi. È tempo di ragionare su criteri più allargati nella definizione dei prezzi dei farmaci commercializzati, in quanto il costo dei principi attivi è solo una piccola porzione dei costi necessari per l’immissione di un farmaco sul mercato e i 4 anni oggi individuati per la revisione del prezzo dei prodotti sono troppi rispetto alla repentina evoluzione dei mercati internazionali».

Giuseppe Busìa presidente dell’Anac, l’Autorità anti-corruzione, concorda su quest’ultimo punto, «si tratta di contratti pubblici che valorizzano un settore strategico come la salute e che quindi devono adeguarsi alle fluttuazioni dei prezzi di energia e materie prime inserendo meccanismi particolari come soglie per il rischio d’impresa ed interventi pubblici eccezionali a fronte di una situazione eccezionale. Se non si trova un nuovo equilibrio tra chi acquista e chi vende le gare andranno deserte». Alcune Regioni cercano da sole margini di respiro per un’industria che concorre a far risparmiare i sistemi sanitari. Ma intanto, ad esempio, l’agenzia dell’Emilia-Romagna si trova di fronte a richieste di rinegoziazione del 35-40%. Un aspetto che fa dire a Walter Ricciardi (responsabile sanità di Azione) che è ora di andare a Bruxelles ed attivare i prestiti del Fondo Salvastati per affrontare la crisi dei costi in sanità, ed a Beatrice Lorenzin che serve un investimento da minimo 5 miliardi sul Fondo sanitario nazionale, oggi di 126 miliardi. Lorenzin ricorda che nel 2023 ci saranno i contratti del personale sanitario da onorare, tra l’altro. Maurizio Montemagno, DG Politica industriale al Ministero dello Sviluppo, rivela che il governo sta valutando ulteriori ammortizzatori come il ritorno del credito d’imposta alle aliquote elevate dei tempi dei picchi pandemici. Armando Melone della Commissione Ue ricorda che gli stati comunitari sono d’accordo nel considerare la farmaceutica target di interventi strategici come i i semiconduttori cui Bruxelles nel “Chips Act” destina 42 miliardi di aiuti, e ricorda l’esistenza, per la ricerca, dei progetti interstatali Ipcei con i relativi fondi, ai quali l’Italia partecipa. Hausermann ha delle proposte: «Potremmo trovare sistemi che limitino le gare al prezzo più basso, che limino quell’1,83% di pay back cui siamo tenuti come contributo, che ci avviino ad usare meno materiale di packaging. Ma c’è un problema chiaro sui farmaci nelle liste di trasparenza: il 30% è sotto i 5 euro, il 40% fra 5 e 10 euro. Qui i margini sono minimi e, se il governo non viene loro incontro, i produttori rischiano di non poter più garantire la fornitura di terapie chiave».

TAG: AZIENDE, EGUALIA, ENERGIA

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