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One Health

01 Aprile 2025

One Health, zoonosi e rischi pandemici, l’approccio dei microbiologi clinici

Dal Congresso AMCLI di Rimini, i microbiologi clinici lanciano un appello per una sorveglianza integrata uomo-animale-ambiente, unica via per prevenire le emergenze infettive 


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Al 52° Congresso AMCLI (Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani) di Rimini, i microbiologi clinici italiani ribadiscono l’urgenza di un approccio One Health per prevenire futuri rischi pandemici. Spillover, cambiamenti climatici e globalizzazione, ma soprattutto zoonosi come l’influenza aviaria H5N1 sono al centro delle discussioni, insieme al ruolo strategico della microbiologia clinica nella sorveglianza e nella prevenzione delle emergenze sanitarie.

La necessità di un approccio One Health per prevenire pandemie

Quale sarà il “patogeno X” responsabile della prossima pandemia? È questa la domanda che si pongono i microbiologi clinici presenti al Congresso AMCLI di Rimini. Se la risposta può essere solo ipotizzata, è invece certo che la soluzione al problema si trova nell’adozione di un approccio One Health.

“Per tutto l’ambito delle malattie infettive e della diagnostica di sorveglianza, c’è uno stretto legame fra la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente” spiega Simone Ambretti, responsabile della struttura di batteriologia della Microbiologia dell’Ospedale Universitario Sant’Orsola di Bologna. “L’equilibrio tra questi tre ambiti è estremamente fragile, e qualsiasi squilibrio – come quelli determinati dai cambiamenti climatici, dalla globalizzazione o da un uso improprio degli antimicrobici – può facilitare l’emergere e la diffusione di nuovi patogeni. Per questo oggi è impensabile fare prevenzione senza un’integrazione concreta tra medicina umana, veterinaria e ambientale. I cambiamenti climatici, ad esempio, hanno un impatto diretto sull’aumento dei vettori di infezioni, in particolare arbovirosi come West Nile, Dengue e Chikungunya. Queste malattie sono sempre più presenti anche nei nostri territori e richiedono una sorveglianza integrata, continua e trasversale. Solo così possiamo intervenire tempestivamente e prevenire focolai prima che si trasformino in emergenze sanitarie”.

Un esempio concreto è rappresentato dal monitoraggio delle acque reflue per rilevare precocemente la diffusione di microrganismi patogeni come la Legionella, un batterio ambientale che può infettare l’uomo attraverso aerosol e impianti idrici contaminati. 

“L’analisi delle acque reflue è una delle applicazioni più efficaci dell’approccio integrato – sottolinea Ambretti – e ci permette di anticipare l’insorgenza di focolai e contenere i rischi per la salute pubblica. È un sistema che valorizza l’ambiente come fonte di informazione microbiologica e che consente di attivare interventi mirati prima ancora che i casi clinici si manifestino. La prevenzione oggi passa dalla capacità di osservare il territorio nel suo complesso e di leggere segnali deboli, spesso nascosti in dati ambientali o veterinari, che solo una rete di microbiologi può interpretare correttamente”.

Il ruolo della microbiologia clinica

In questo scenario, Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI, sottolinea il ruolo strategico della microbiologia clinica: “Il contrasto alle infezioni e all’antibiotico-resistenza richiede un approccio integrato che unisca le competenze dei microbiologi clinici e di altri specialisti impegnati nella tutela della salute pubblica. In un’ottica One Health, la diagnostica microbiologica è fondamentale non solo per guidare le terapie, ma anche per alimentare una sorveglianza efficace e tempestiva, capace di prevenire la diffusione di patogeni a livello umano, animale e ambientale. In un mondo sempre più interconnesso, in cui virus, batteri e vettori si spostano insieme alle persone e agli effetti dei cambiamenti climatici, il paradigma One Health è la bussola scientifica per affrontare le sfide sanitarie del presente e del futuro”.

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