Medicina
29 Maggio 2024Da Alberto Mantovani, a Silvia Franceschi fino a Vincenzo Di Marzo. È quanto emerge dalla classifica mondiale 'Best Medicine Scientists', pubblicata dalla piattaforma Research.com. Si tratta di una classifica che è alla sua terza edizione e combina dati da più fonti, tra cui OpenAlex e CrossRef
Da Alberto Mantovani, sul gradino più alto del ranking nazionale e 63esimo al mondo, a Silvia Franceschi la prima donna, fino a Vincenzo Di Marzo, come primo in un'istituzione del Sud Italia. È quanto emerge dalla classifica mondiale 'Best Medicine Scientists' i migliori scienziati del settore medicina pubblicata dalla piattaforma Research.com. Si tratta di una classifica che è alla sua terza edizione e combina dati da più fonti, tra cui OpenAlex e CrossRef. Con 230.160 citazioni, 1.761 pubblicazioni e un H-index indicatore di qualità della produzione scientifica nel suo campo pari a 220, l'immunologo Mantovani continua ad essere saldo portabandiera della ricerca italiana, riconosciuto a livello internazionale da vari ranking che valutano le performance degli scienziati. Direttore scientifico di Humanitas e docente alla Humanitas University, Mantovani è 63esimo nel ranking mondiale dei 'Best Medicine Scientists' e primo a livello nazionale. Allargando il focus anche agli italiani all'estero, il più alto in classifica in assoluto è l'oncologo Carlo Maria Croce, in forze all'Ohio State University, 35esimo al mondo (con un H-index nella sua disciplina pari a 241, 264.424 citazioni e 1.524 pubblicazioni).
Secondo nel ranking italiano e 92esimo a livello mondiale è Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, che vanta un H-index nella sua disciplina di 206, e un 'tesoretto' di 250.108 citazioni e 1.611 pubblicazioni. Prima donna italiana nella classifica mondiale al 186esimo posto è Silvia Franceschi del Cro (Centro di riferimento oncologico) di Aviano, con un H-index di settore pari a 189, 158.243 citazioni e 1.458 pubblicazioni scientifiche. Franceschi è quinta in Italia. Nella classifica si evidenzia per il nostro Paese un forte gap tra Nord e Sud, con i primi 14 ricercatori italiani in classifica prevalentemente al Nord. Il primo in classifica per il Sud è Vincenzo Di Marzo, del network del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), di base a Pozzuoli. Per lui il 633esimo posto a livello mondiale e il 15esimo in Italia con un H-index di settore pari a 157, 90.762 citazioni e 848 pubblicazioni. "Credo che ci siano in Italia menti mediche brillanti sia al Nord che al Centro o al Sud e nelle Isole. Come negli altri Paesi più industrializzati. Ma diversi fattori 'ambientali' spesso limitano o favoriscono la produttività scientifica. Per altri tipi di ricerca (fisica, chimica) le cose non vanno sempre così", ha detto all'Adnkronos Salute Di Marzo. Per tutta una serie di motivi, sottolinea, "la ricerca medica richiede finanziamenti elevatissimi ed infrastrutture all'avanguardia, che possono essere ottenuti solo in aree geografiche dove la ricerca viene considerata davvero una priorità. Anche e soprattutto grazie a fondazioni private e 'charities' che, oggi come 50 anni fa, sono meno diffuse nel Meridione, purtroppo sempre indietro economicamente e come ricchezza e stipendi pro-capite medi. I soldi vanno dove già ci sono infrastrutture imponenti ed in questo purtroppo il Sud è ancora indietro. Non sono certamente io a scoprire queste cose. D'altronde, il primo italiano della classifica è al 63esimo posto evidenzia il ricercatore riferendosi ad Alberto Mantovani di Humanitas il che indica che in altri Paesi si investe molto di più che in Italia in ricerca medica, come è ben noto".
Sul piano tecnico, analizza Di Marzo, "la classifica è fatta in base alle citazioni e all'H-index. Sebbene si tratti, beninteso, dei parametri migliori disponibili ad oggi per valutare l'operato e l'impatto dei ricercatori (tutto il resto è fuffa), sono comunque degli indici migliorabili. Ad esempio, spiega è ovvio che una maggioreanzianità porta ad avere più articoli e più citazioni (anche perché con l'età aumentano pure le collaborazioni, e quindi il numero diarticoli in cui l'autore non è necessariamente il primo referente dello studio, che comunque contano nel computo delle citazioni), e quindi le citazioni e l'H-index aumentano". Non a caso, continua Di Marzo, "i primi posti della classifica sono occupati da ricercatori con più di 60 anni di età (io ne ho 63), e i primissimi da ricercatori over 70. Questi parametri, quindi, forniscono una fotografia della carriera scientifica piuttosto che un'immagine della situazione attuale. Ci dicono che tra gli anni '60 e il primo decennio del secolo la maggior parte delle attività di ricerca ad alto impatto in medicina erano effettuate al Nord, ma questo lo si sapeva già". Pertanto "andrebbero fatte classifiche per fasce d'età (ad esempio over 70, tra 55 e 70 anni, tra 55 e 40 anni, meno di 40 anni) per avere un quadro più realistico, anche a livello geografico, di come vanno le cose oggi". "Inoltre osserva ancora lo scienziato del Cnr ci sono tematiche di ricerca medica (oncologia, endocrinologia, immunologia e, dopo il Covid, virologia) che hanno un impatto molto maggiore di altre (neurologia, malattie genetiche rare, per esempio) e quindi ricevono più citazioni". Questi fattori "andrebbero quindi normalizzati non solo per l'età, ma anche per la tematica di ricerca: 'medicina' è una definizione troppo vasta per non essere suddivisa in specialità anche quando si stilano queste classifiche".
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