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18 Maggio 2026Il sottosegretario alla Salute indica le priorità del Governo su sanità territoriale, telemedicina, farmacia dei servizi e produzione farmaceutica nazionale

Ssn, Gemmato a Sanità33: ora servono nuovi modelli organizzativi.
“L’aspetto decisivo non è solo l’entità delle risorse, ma la capacità di tradurle in una riorganizzazione effettiva dei servizi e in nuovi modelli”. Così il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sintetizza la strategia del Governo per il Servizio sanitario nazionale, in un’intervista a Sanità33 centrata su governance sanitaria, medicina territoriale, telemedicina, farmaci e sostenibilità del sistema.
Negli ultimi mesi il Governo ha indicato un aumento progressivo del finanziamento sanitario e nuovi criteri di riparto basati sui bisogni. Qual è oggi la priorità nella governance del Servizio sanitario nazionale e quali interventi ritiene necessari per garantire sostenibilità e uniformità dei servizi sul territorio?
La sfida principale del Servizio sanitario nazionale è oggi quella di accompagnare i maggiori finanziamenti, che il Governo Meloni ha assicurato fin dal primo giorno, con una evoluzione dei modelli organizzativi, così da garantire un sistema equo, sostenibile e uniforme nell’erogazione delle cure.
Negli ultimi anni si è consolidato un percorso di rafforzamento strutturale della sanità pubblica, che ha visto un progressivo aumento del Fondo Sanitario Nazionale: dai circa 114 miliardi del 2019 ai 143 miliardi del 2026. Un incremento significativo che supera la logica degli interventi episodici e che conferma la centralità della sanità nell’agenda pubblica.
Tuttavia, l’aspetto decisivo non è solo l’entità delle risorse, ma la capacità di tradurle in una riorganizzazione effettiva dei servizi e in nuovi modelli. Questo significa potenziare la medicina territoriale, migliorare la presa in carico delle cronicità e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio.
Anche l’utilizzo più avanzato dei dati e degli esiti clinici tramite modelli di intelligenza artificiale rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le scelte e migliorare l’efficacia delle politiche sanitarie.
L’obiettivo rimane quello di preservare il carattere universalistico del Servizio sanitario Nazionale, garantendo ai cittadini un accesso alle cure equo, vicino e sostenibile.
Farmacia dei servizi, uso dei dati e telemedicina sono al centro della strategia di prossimità. Come si integreranno questi strumenti nella pratica clinica quotidiana e quale impatto si attende su liste d’attesa, presa in carico e continuità assistenziale?
Farmacia dei servizi, telemedicina e utilizzo dei dati rappresentano oggi l’asse portante della strategia di sanità di prossimità, su cui si sta ridisegnando il rapporto tra cittadino e Servizio sanitario nazionale.
La stabilizzazione della farmacia dei servizi, introdotta dall’ultima Legge di Bilancio dopo 15 anni di sperimentazione, segna un passaggio decisivo: da luogo di dispensazione del farmaco, si consolida come presidio sanitario territoriale per la bassa complessità, in grado di intercettare bisogni, offrire consulenza e prestazioni di prevenzione e contribuire alla presa in carico del paziente. Un’evoluzione che rafforza la rete di prossimità e contribuisce a decongestionare i livelli più specialistici dell’assistenza.
In questo modo, la telemedicina entra stabilmente nei percorsi clinici, soprattutto nella gestione delle cronicità, consentendo monitoraggi continui, controlli programmati e una maggiore continuità assistenziale anche al di fuori delle strutture tradizionali.
A questo si affianca un uso sempre più sistematico dei dati sanitari, che consente di orientare l’organizzazione dei servizi in modo più preciso, ridurre le disomogeneità territoriali e migliorare l’appropriatezza delle cure.
L’integrazione di questi strumenti produce un effetto diretto su liste d’attesa e capacità di presa in carico: non solo riduce la pressione sugli ospedali, ma rafforza un modello in cui la cura è più continua, prossima e strutturata attorno al paziente.
Il Tavolo tecnico sulle carenze segnala una situazione sotto controllo, ma resta il tema della dipendenza estera per i principi attivi. Quali sono i tempi e gli strumenti concreti per rafforzare la produzione in Italia e ridurre il rischio di interruzioni nella disponibilità dei farmaci?
Nella riunione del Tavolo tecnico sull’approvvigionamento dei farmaci, tenuta lo scorso 29 aprile presso il Ministero della Salute e con il coinvolgimento di istituzioni, Aifa e filiera produttiva e distributiva, è stato confermato un quadro complessivamente stabile, senza criticità rilevanti sul fronte delle carenze.
Accanto a questo quadro di stabilità, resta però centrale il tema strategico della dipendenza dall’estero per i principi attivi. È una vulnerabilità strutturale che non riguarda solo l’Italia, ma l’intero contesto europeo e che impone un rafforzamento progressivo della capacità produttiva interna.
Su questo fronte l’Italia si è già mossa in anticipo rispetto alle più recenti iniziative europee: gli strumenti già avviati e quelli in fase di definizione puntano a favorire investimenti nella produzione di principi attivi e rendere più attrattivo il sistema regolatorio e industriale nazionale.
I tempi di questo percorso non possono essere immediati, ma si collocano su un orizzonte medio, in cui la combinazione tra semplificazione regolatoria, incentivi agli investimenti e rafforzamento della filiera può progressivamente ridurre le dipendenze critiche e aumentare la resilienza del sistema, così come delineato dal Testo unico Gemmato della legislazione farmaceutica, attualmente in esame al Senato.
Il Testo unico della legislazione farmaceutica è indicato come leva per migliorare accesso e semplificazione. Quali cambiamenti operativi porterà per medici e pazienti, in particolare per le cronicità e le malattie rare?
Il Testo unico della legislazione farmaceutica interviene per semplificare il sistema e renderlo più efficiente, con effetti concreti soprattutto per chi convive con patologie croniche o una malattia rara.
Oggi, uno dei nodi principali è la disomogeneità dei percorsi: regole, passaggi e procedure non sempre uniformi a livello territoriale che possono rallentare l’accesso alle terapie e rendere più articolata la gestione clinica. Nel caso delle malattie rare, dove i percorsi sono per natura più complessi e multidisciplinari, il Testo unico punta proprio a ridurre questi passaggi.
La semplificazione normativa aiuta a garantire una presa in carico più lineare e coordinata rendendo più rapidi e omogenei i processi, che per i medici si traduce in meno burocrazia e maggiore continuità nella gestione dei pazienti, mentre per i cittadini comporta un accesso più semplice alle cure.
L’Italia può contare su un sistema che già oggi rappresenta un punto di riferimento a livello europeo nella presa in carico e cura delle persone con malattie rare e nella capacità di garantire accesso ai trattamenti innovativi. Un patrimonio di competenze e organizzazione che va ulteriormente rafforzato.
Marco Malagutti
TAG: FARMACIA DEI SERVIZI, MARCELLO GEMMATO, MINISTERO DELLA SALUTE, SANITà TERRITORIALESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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