Oncologia
04 Dicembre 2024A spiegare il contributo delle aziende farmaceutiche in questo ambito, con un focus sul tumore del seno, è Francesca Romana Ramundo, Oncology Head di Novartis Italia

Con un tasso stimato di incremento annuo di nuove diagnosi pari all’1,3%, per gli uomini, e allo 0,6%, per le donne, l’oncologia rappresenta una delle sfide più importanti in termini di salute pubblica. A spiegare il contributo delle aziende farmaceutiche in questo ambito, con un focus sul tumore del seno, è Francesca Romana Ramundo, Oncology Head di Novartis Italia, che a Sanità33 sottolinea come l’azienda elvetica sia “orientata a favorire la ricerca e accelerarla attraverso collaborazioni con istituti di ricerca, partner accademici, società scientifiche e associazioni di pazienti”.
Ramundo evidenzia come “Novartis supporta 240 studi clinici in Italia ed è la prima azienda, per contributo economico, a sostenere il campo di Ricerca & Sviluppo. A livello di tumore del seno, siamo presenti in questo campo da più di 30 anni attraverso lo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative – prosegue -, con un duplice obiettivo: aumentare l’aspettativa di vita, garantendo un progressivo miglioramento della qualità di vita. Accanto a questo, puntiamo sulla prevenzione secondaria, offrendo alle donne che hanno avuto una diagnosi di tumore del seno che è stato risolto attraverso un intervento chirurgico l’opportunità di minimizzare il rischio che la malattia si ripresenti”.
Per assicurare l’innovazione a livello terapeutico, “Novartis si affida a cinque diverse piattaforme – aggiunge Ramundo – di cui due, quelle più consolidate, sono di sintesi chimica e di sintesi biologica, mentre le altre tre riguardano lo studio di radioligandi, per sviluppare farmaci a base di radioisotopi, lo sviluppo di terapie CAR-T e la piattaforma per mettere a punto farmaci basati sul silenziamento genico”. Oltre a sviluppare soluzioni innovative, c’è un altro aspetto che per Novartis è importante, ovvero rendere accessibili queste soluzioni di trattamento, puntando “a ridurre i tempi che consentono ad un paziente di essere trattato con un farmaco innovativo e a superare le disuguaglianze geografiche e sociali”, come osserva Ramundo.
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