Spesa sanitaria
29 Gennaio 2026Un’indagine di Altroconsumo evidenzia le difficoltà economiche di una quota crescente di famiglie nel sostenere le spese sanitarie essenziali

La difficoltà di accesso alle cure non è più solo un problema di liste d’attesa, ma riguarda sempre più spesso la capacità economica delle famiglie di sostenere le spese sanitarie essenziali. Lo mette in evidenza un’indagine condotta da Altroconsumo che alla luce dei dati raccolti su un campione di 1.415 cittadini tra i 18 e i 74 anni commenta: “C’è chi rimanda una visita specialistica o un esame diagnostico, chi fa i conti prima di entrare in farmacia, chi spera che “vada tutto bene” ancora per un po’”. Secondo l’associazione, “per molte famiglie italiane la salute è diventata una questione di equilibrismi finanziari, di scelte difficili e, purtroppo, spesso anche di rinunce”.
Una famiglia su 3 in difficoltà per spese sanitarie
Il 27% degli intervistati dichiara di aver avuto difficoltà nel sostenere spese sanitarie indispensabili negli ultimi dodici mesi, non legate a prestazioni extra ma a visite, esami, farmaci, cure e supporto psicologico. La situazione peggiora nei nuclei in cui è presente almeno una persona con una patologia cronica: in questi casi la quota di famiglie in difficoltà sale al 33%. Altroconsumo sottolinea che “quando il bisogno di cure è continuo e le spese sono ricorrenti, la pressione economica aumenta in modo significativo”.
Le differenze territoriali restano marcate. Al Sud, dove i redditi medi sono più bassi, il peso delle spese sanitarie incide maggiormente sul bilancio familiare. In Campania il 40% famiglie dichiara difficoltà nel sostenere i costi, mentre in Sicilia e Puglia la percentuale si attesta al 36%. Anche nelle regioni dove il disagio appare più contenuto, come Lombardia e Lazio, la quota di famiglie in affanno resta rilevante, rispettivamente al 20% e al 17%. Secondo Altroconsumo, “quasi una famiglia su cinque, anche nelle aree più ricche, si trova comunque a fare i conti con problemi di sostenibilità”.
Rinuncia alle cure e ai farmaci
La difficoltà economica si traduce spesso in rinunce. Un quarto degli intervistati riferisce che nell’ultimo anno almeno un componente del nucleo familiare ha dovuto posticipare o rinunciare del tutto a una spesa sanitaria necessaria. Si tratta soprattutto di cure dentistiche, rinviate dal 21% delle famiglie, seguite da occhiali e lenti a contatto, ma rientrano tra le spese sacrificate anche visite specialistiche, esami, riabilitazione fisica e farmaci senza obbligo di prescrizione. Altroconsumo avverte che “dietro una cura rimandata o un controllo saltato per motivi economici può nascondersi un peggioramento della salute”.
Le conseguenze dei rinvii non sono marginali: nel 45% dei casi gli effetti sono stati lievi, ma in un altro 45% hanno comportato problemi significativi per la salute e la qualità della vita, mentre nel 10% dei casi l’impatto è stato definito grave. L’associazione parla di “un rischio concreto e diffuso, perché oltre la metà delle rinunce produce effetti rilevanti o addirittura seri”.
Farmaci: voce di spesa più frequente
L’indagine ha dato spazio anche alla spesa per i farmaci, che rappresentano la voce sanitaria più frequente. Quasi nove famiglie su dieci hanno sostenuto nell’ultimo anno costi per medicinali, con o senza prescrizione: l’89% per i farmaci con obbligo di ricetta e l’87% per quelli senza obbligo di prescrizione. In media, la spesa annua per i farmaci con obbligo di ricetta è pari a 328 euro, mentre quella per i farmaci senza ricetta raggiunge i 298 euro.
Altroconsumo evidenzia come “anche l’acquisto di medicinali di uso comune, non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, diventi per molte famiglie un costo da valutare attentamente, fino a essere rimandato o evitato”. Non a caso, il 13% delle famiglie che hanno rinunciato a una spesa sanitaria indica proprio i farmaci senza obbligo di prescrizione tra le voci sacrificate.
Nel complesso, la spesa sanitaria media annua per famiglia ammonta a 1.723 euro. Per il 26% dei nuclei, questa cifra assorbe almeno il 20% del reddito netto annuale, trasformando la salute in una delle principali voci di spesa. Secondo Altroconsumo, “per le famiglie prive di una solida stabilità economica, una nuova necessità sanitaria rischia di tradursi in indebitamento o nella vendita di beni essenziali”.
Sul fronte della protezione integrativa, l’indagine conferma che l’assicurazione sanitaria privata resta un’opzione minoritaria. Il 57% delle famiglie non dispone di alcuna copertura e deve far fronte alle criticità del Servizio sanitario nazionale esclusivamente con risorse proprie. Il 43% può contare su una forma di assicurazione, spesso legata al contratto di lavoro, mentre solo il 15% dichiara di aver sottoscritto una polizza a pagamento. Anche quando presente, la copertura non sempre riguarda l’intero nucleo familiare. Altroconsumo rileva inoltre che “le famiglie con i redditi più bassi sono quelle meno assicurate”: tra chi ha un reddito mensile fino a 2.000 euro, il 72% non dispone di alcuna copertura privata.
Fonte:
https://www.altroconsumo.it/salute/dal-medico/news/spese-sanitarie
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