Covid
24 Maggio 2024In materia di vaccini gli italiani si affiderebbero al loro medico di famiglia, sia per le immunizzazioni sia per confidare timori ed esitazioni. Lo si evince da un report realizzato da un gruppo di lavoro del Centro Nazionale di Prevenzione e Controllo delle Malattie
In materia di vaccini gli italiani si affiderebbero al loro medico di famiglia, sia per le immunizzazioni sia per confidare timori ed esitazioni. Lo si evince da un report realizzato da un gruppo di lavoro del Centro Nazionale di Prevenzione e Controllo delle Malattie-CCM sulle popolazioni a rischio: 73 rappresentanti di categoria tra gruppi di tutela (maggioritari nella ricerca), comunità LGBT, gruppi di promozione sociale e comunità straniere locali vorrebbero essere informati su benefici e rischi dei vaccini tanto dalle istituzioni (governo e regioni votati con 8,5 punti su un massimo di 10) quanto dal medico di famiglia (voto 8,2 punti). Seguono (7,8) specialisti radio e tv. Ci si affiderebbe meno ad amici parenti e farmacisti. Il medico curante però è richiesto di più dai gruppi a rischio.
Un problema di trasparenza non percepita. Tv, siti certificati e farmacie sono visti come mezzi per veicolare informazioni già prodotte dagli addetti ai lavori, con 8,7 punti, seguiti con 7 punti di gradimento da quotidiani e riviste generaliste e poco più di 6 punti dai siti web e dalle pagine social. Serve una comunicazione scientifica e neutra, veicolata da scienziati (7,5/10 punti) o da rappresentanti di gruppi di categoria (7,4/10), non da testimonial o persone famose, e nella quale si specifichi chi rischia di più, cosa si evita vaccinandosi, le controindicazioni del vaccino. Anche nell’indagine qualitativa i rilievi degli intervistati colpiscono. «Alla domanda “dove ci si vaccina contro il Covid” molti dei siti istituzionali non davano risposta. Sono lacune che avrebbero potuto essere colmate a costo zero», osserva Pierluigi Lopalco, infettivologo moderatore dei lavori. L’italiano prende molto sul serio, dunque, il tema-vaccini. Un dato in contrasto con il fatto che si immunizza sempre meno, soprattutto contro il Covid.
Resta l’esitazione. «Si credeva che di fronte alla gravità della pandemia si fosse capita l’importanza delle vaccinazioni. E invece l’esitazione aumenta specie nelle categorie che il vaccino ha salvato dagli esiti peggiori», dice la presidente della Società scientifica dei medici Igienisti SITI Roberta Siliquini nella tavola rotonda a commento dei dati inquadrati da Francesco Maraglino (Ministero Salute) e Francesca Russo (Regione Veneto), e presentati da Rosa Prato, Francesca Fortunato e Domenico Martinelli dell’università di Foggia, ateneo capofila dello studio. Siliquini avverte: oggi ci si vaccina meno. Per morbillo parotite e rosolia a livello nazionale si va sotto il 95%, soglia indispensabile per mantenere l’immunità di gregge. Urge un piano di comunicazione con informazioni chiare e coerenti. Ma i report richiamano anche al dialogo con gli interlocutori e a tener conto delle diverse categorie di fragili. L’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin concorda con la necessità di rivedere l’offerta di comunicazione. Ma anche «ci vuole un’anagrafe vaccinale aggiornata. Servono dati sull’andamento delle vaccinazioni (dal Ministero della Salute non ci arrivano più quotidiane). Per raggiungere con messaggi mirati i target dei fragili vi sono problemi di privacy cui dovremmo opporre il bene della tutela della salute pubblica». Lorenzin propone poi un tema di responsabilità, anche deontologica, all’attenzione degli ordini: «se il medico di un anziano non si vaccina e sconsiglia il vaccino e l’anziano si ammala, per il figlio la malattia del genitore è un problema».
Le pecche dei medici di famiglia. Non che i Mmg siano esenti da pecche. Cristina Lemme presidente ADHD Italia rimprovera che alcuni rifiutavano di vaccinare loro assistiti psichiatrici, ritenendo che a differenza dei familiari afferissero a servizi ad hoc. «Quando una copertura antinfluenzale è realizzata al 60% del target vuol dire che ci sono medici che del target vaccinano il 90% ed altri che vaccinano il 10-20%», dice Michele Conversano, ex presidente SITI ed attuale presidente di Happy Aging. «Bisogna attrezzare le comunità a vaccinarsi anche fuori dagli studi dei medici di assistenza primaria, ad esempio in farmacie che mettano a disposizione locali per consentire a medici pensionati come me di spostare l’ambulatorio vaccinale». Conversano da dirigente Asl a suo tempo introdusse anche l’obbligo nei SISP di controllare lo stato vaccinale degli accompagnatori dei bambini giunti per i vaccini obbligatori («e in questo modo abbiamo raccolto un 30% di adesioni ulteriori»). Per Italia Agresta vicepresidente dell’associazione malati reumatologici APMARR il governo dovrebbe mettere a sistema i fascicoli sanitari elettronici così da convogliarvi i dati vaccinali di tutti gli italiani in modo da poter inviare loro un alert per porli di fronte alla scelta se vaccinarsi o meno. Per Luigi Coppola infettivologo Università Tor Vergata, occorre «richiamare i medici di famiglia supportati dalle informazioni i portali certificati ad un ruolo di protagonisti nelle vaccinazioni della popolazione cronica non troppo complessa, escludendo pazienti ematologici e reumatologici, di cui invece si dovrebbe occupare una “rete di protezione” di estrazione specialistica». Sara Severoni dell’Associazione Laziale Malati reumatologici obietta però che in regioni come la sua proprio i centri specialistici non sono collegati ai centri vaccinali: non indicano ai pazienti dove rivolgersi per immunizzarsi prima delle terapie, e le associazioni sono state chiamate a uno sforzo notevole in pandemia.
Il quadro delle fasce deboli. Da citare infine gli interventi di Valeria Fava di Cittadinanzattiva associazione che con tuttovaccini.it ha realizzato l’unico portale completo dei centri vaccinali funzionanti, da aggiornare passo passo Massimo Farinella rappresentante del volontariato anti-Aids e dei gruppi LGBT; l’INMP-Istituto Medicina delle Migrazioni; Maurizio Marceca (Sapienza) del progetto europeo AcToVax4NAM su 8 paesi per le popolazioni migranti; Roberto Ranieri dell’Unità operativa Sanità Penitenziaria Regione Lombardia in rappresentanza dei detenuti, categoria che intraprende la vaccinazione nella quasi totalità dei casi ma che fatica con le seconde dosi perché il soggiorno in carcere dura in media 3 mesi.
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