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10 Aprile 2024

Diabete, disuguaglianze in cura e diagnosi tardive. Le 7 proposte di Cittadinanzattiva alle Istituzioni

Le questioni da affrontare con urgenza, insieme alla sfida della prevenzione e dell’innovazione, secondo il think tank su ''Empowerment, prevenzione, accesso all'innovazione delle persone con diabete'', promosso da Cittadinanzattiva


Diabete, disuguaglianze in cura e diagnosi tardive. Le 7 proposte di Cittadinanzattiva alle Istituzioni

Ancora troppe differenze regionali nella prevenzione, diagnosi e cura del diabete in Italia e malattia diagnosticata tardivamente nei bambini. Queste alcune questioni da affrontare con urgenza, insieme alla sfida della prevenzione e dell’innovazione, secondo il think tank su ''Empowerment, prevenzione, accesso all'innovazione delle persone con diabete'', promosso da Cittadinanzattiva in collaborazione con le principali associazioni, società scientifiche e professionali di riferimento delle persone con diabete: Agd; Aniad; Diabete Italia; Fand; Fdg, Amd, Ame, Sid, Simdo,  Siedp, Simg, Sip, Fimmg, Fimp, Fnopi, Osdi, Card. Gli esperti hanno messo nero su bianco 7 specifiche raccomandazioni alle Istituzioni, in un documento presentato oggi nel corso di un evento nella Sala Nassirya del Senato, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, con il patrocinio dell'Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, e con il sostegno non condizionato di Medtronic. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia le persone con diabete sono oltre 3 milioni e mezzo, quasi il 6% della popolazione, con un trend in aumento negli ultimi anni. La prevalenza aumenta al crescere dell’età e raggiunge il 21% tra gli ultra 75enni. “La gestione delle persone con diabete è una cartina di tornasole delle buone e delle cattive notizie con le quali spesso i cittadini e i professionisti si confrontano rispetto ai servizi sanitari del nostro Paese: abbiamo buone norme e percorsi che di fatto non vengono rispettati, sicuramente non in tutti i territori. Abbiamo una prospettiva, quella offerta dal PNRR e dalle Case di comunità, che potrebbero svolgere un ruolo e una funzione nel modello organizzativo di presa in cura integrata delle persone con diabete, pur nella consapevolezza che l’area diabetologica non è immune dalla carenza di specialisti che caratterizza, a diversi livelli, il Ssn”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Il diabete è inoltre più frequente fra gli uomini che fra le donne (5,3% vs 4.1%), nelle fasce di popolazione più svantaggiate sotto il profilo socio-economico, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle regioni meridionali rispetto a quelle centrali e settentrionali. La prevalenza nelle regioni del Nord-Est che si attesta al 4,7%, nel Nord-Ovest al 5,3% per salire poi al 6,9% al Sud, con un divario di 4,3 punti percentuali tra la prevalenza più alta della Campania (7,8%), e quella più bassa della Pa di Bolzano (3,5%). Significativi, si evidenzia, i dati sui ricoveri, espressione della qualità della presa in cura del paziente diabetico, e dei servizi erogati. Guardando alle dimissioni ospedaliere di pazienti con diagnosi principale o secondaria di diabete, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia registrano tassi standardizzati più che doppi rispetto alla Lombardia (27,92x10.000 abitanti). Fotografia confermata, in tutta la sua drammaticità, dai tassi di mortalità. Campania, Sicilia e Calabria si attestano ai primi posti tanto per mortalità maschile (rispettivamente 5,22, 5,07 e 5,00 per 10.000) che femminile (4,70, 4,23 e 4,16 per 10.000), con dati quasi tripli rispetto a quelli registrati nelle Pa di Bolzano e Trento per gli uomini (1,58 e 1,98 per 10.000, rispettivamente) e nella Pa di Trento e in Lombardia per le donne (1,44 e 1,46 per 10.000, rispettivamente). Non solo. In Italia si stima che siano circa 300.000 le persone con diabete di tipo 1, con una prevalenza dello 0,5% sull'intera popolazione italiana e dello 0,22% tra i bambini, e un’incidenza in costante aumento. Ogni anno si scopre il diabete 1 in 12,26 bambini su 100.000, con maggior frequenza nei maschi rispetto alle femmine. Preoccupa il dato relativo alla prevenzione: in Italia il 40% delle nuove diagnosi di diabete di tipo 1 è successivo a una chetoacidosi diabetica, una complicanza acuta particolarmente grave in età pediatrica, più rara nell'adulto. La prevalenza di questa complicanza in Italia in età pediatrica è una delle più alte al mondo, il dato rilevato in Svezia è 1/3 del nostro Paese. Il rischio è maggiore per i più piccoli e per i bimbi residenti al Sud. “L’impegno contro il diabete richiede un lavoro comune su più fronti: assicurare ai sanitari formazione e risorse adeguate per prestare la migliore assistenza e diminuire il ‘carico di malattia’, garantire l’accesso ai servizi, alle terapie e alle informazioni, per tenere sotto controllo i livelli glicemici e rallentare la progressione verso stadi più severi, consentire un accesso equo per tutti alle strutture di diabetologia”, dichiara la Sen. Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e Vicepresidente della X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro e previdenza sociale del Senato.

Queste le sette raccomandazioni presentate oggi: 1. Prevedere nel Piano nazionale Esiti un indicatore per la rilevazione della chetoacidosi diabetica all'esordio del diabete di tipo 1. 2.  Promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla importanza della diagnosi precoce del diabete 1 e dei programmi di screening, rivolti alla popolazione; nonché di formazione sulla prevenzione e gestione della chetoacidosi diabetica per gli operatori sanitari. 3. Definire a livello centrale un Obiettivo di piano dedicato alle politiche di tutela della salute delle persone con diabete, con particolare attenzione al riequilibrio dei divari tra le diverse aree territoriali, finanziato con risorse del Fondo sanitario nazionale vincolate, assegnate attraverso accordi e intese con le Regioni. 4. Definire un Piano nazionale per la semplificazione e la sburocratizzazione delle procedure riguardanti le persone con diabete. 5. Promuovere Linee guida, in Conferenza delle Regioni, per l’accesso equo e appropriato alle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore. 6. Promuovere Piani di formazione per l’aggiornamento degli operatori sanitari sull'utilizzo delle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore. 7. Promuovere Linee guida, in Conferenza delle Regioni, per l'adozione del Value-Based Procurement Process per le procedure di acquisto di tecnologie, dispositivi, presidi e ausili per le persone con diabete, ai diversi livelli. “Il contrasto al diabete necessita di un impegno deciso nel promuovere la diagnosi precoce e la pianificazione dei trattamenti al fine di controllare le complicanze. Come l’obesità, il diabete comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, e dei suoi famigliari, oltre che un impatto importante sull’economia del Paese, con costi diretti, sociali, economici e clinici e costi indiretti legati alla perdita di produttività”, dichiara l’On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili.

TAG: CITTADINANZATTIVA, DIABETE

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