politica
13 Marzo 2024La farmaceutica rappresenta un esempio virtuoso in tema di natalità. Grazie a strumenti di welfare, prevenzione e formazione, i dipendenti di imprese farmaceutiche “fanno registrare un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale”
La farmaceutica rappresenta un esempio virtuoso in tema di natalità. Grazie a strumenti di welfare, prevenzione e formazione, i dipendenti di imprese farmaceutiche “fanno registrare un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale”. Lo conferma Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel corso del convegno in prossimità della Festa della Donna, giunto alla settimana edizione che si svolge oggi a Roma, dal titolo “La Natalità: una questione di coppia”. “Nelle nostre imprese, le donne - spiega Cattani - sono il cuore pulsante della ricerca, il 53%. Rappresentano il 45% del totale e il 46% di quadri e dirigenti. A dimostrazione che oggi la maternità è più diffusa dove l’occupazione femminile è più alta”. Ma se in Italia il primo figlio arriva troppo tardi, circa due anni dopo la media europea, la ragione non va cercata su un lato solo. Ecco perché il tema della natalità fa affrontato come una questione di coppia.
“Aiutare chi vuole diventare genitore. È una delle mission delle imprese farmaceutiche”, dichiara Cattani. I motivi della bassa natalità, dunque, vanno ritrovati anche negli uomini, sia perché i maschi tendono a finire dopo gli studi e ad uscire più tardi dal nucleo familiare, anche quando diventano economicamente autonomi. Sia perché i problemi di fertilità dipendono per il 50% dagli uomini. Che però sono meno attenti alla prevenzione e “incrociano” gli specialisti solo quando si manifestano sintomatologie evidenti. Oggi ‘quota 2’, che rappresenta il tasso di sostituzione demografica, è un miraggio. Eppure, nelle donne, il desiderio di maternità resta alto: infatti solo il 2% delle donne dichiara di non avere i figli nel proprio progetto di vita. Di qui la necessità di realizzare le condizioni perché ciò avvenga. La bassa natalità rappresenta infatti un vero e proprio rischio per la tenuta del patto sociale, dai rapporti intergenerazionali alla sostenibilità dei conti pubblici ed è una minaccia per la vitalità della nostra società e la sua capacità di crescita.
“La ‘transizione demografica’ – riprende Cattani – sta portando a una società con nuovi connotati. Un tema che riguarda da vicino l’industria: come forza produttiva siamo preoccupati per uno squilibrio demografico che mette a rischio la sostenibilità di lungo periodo del sistema sanitario, nostro principale interlocutore. Come corpo intermedio attore delle relazioni industriali il timore riguarda il mondo del lavoro, perché sappiamo che l’innovazione richiede vitalità ed il ricambio generazionale è indispensabile. E come professionisti del sistema salute sappiamo che la prevenzione ha un forte rilievo anche sul piano della fertilità maschile e femminile. E vogliamo mettere le nostre forze fatte di competenze, ricerca e produzione al servizio di questo compito”, conclude il presidente di Farmindustria.
Anna Capasso
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