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Governo e Parlamento

27 Aprile 2023

Pnrr, da assistenza domiciliare a informatizzazione ecco dove l’Italia rischia il ritardo

Il 30 aprile è il D-Day per l’Italia per presentare alla commissione europea eventuali proposte di modifica al Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questi giorni come da decreto-legge PNRR si insedia un nuovo organo alla struttura di missione presso la presidenza del consiglio


Il 30 aprile è il D-Day per l’Italia per presentare alla commissione europea eventuali proposte di modifica al Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questi giorni come da decreto-legge PNRR si insedia un nuovo organo alla struttura di missione presso la presidenza del consiglio. Intanto, come chiesto a fine marzo dal ministro degli affari europei Raffaele Fitto i ministeri hanno relazionato sugli stati di avanzamento delle porzioni di PNRR che avevano in mano. Quanto emerge non va bene (e i capi struttura ministeriale che coordinano i progetti potrebbero essere rimpiazzati): il fatto è che l’Italia è in ritardo. E l’Unione Europea non ci aiuta. Per erogare la prossima tranche di fondi europei a giugno, Bruxelles vuole vedere i risultati dei nostri sforzi ma dall’altra parte ha annunciato che nei prossimi anni nel fardello della spesa pubblica, spesa da contenere dal 2024, considererà anche gli investimenti statali per realizzare il Piano. Anche la sanità presenta gravi ritardi come emerge dalla relazione che la Corte dei conti ha inviato ai ministeri. Al Ministro della Salute i magistrati contestano ritardi sulla realizzazione dei progetti per l’assistenza domiciliare integrata, per le centrali operative territoriali, per l’interconnessione tra aziende sanitarie e per l’uso di strumenti di intelligenza artificiale.

Per l’Adi è previsto un investimento da 4 miliardi rivolto a prendere in carico entro metà 2026 il 10 % degli ultra 65enni per aiutare pazienti con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, con 2,72 miliardi dedicati alla presa in carico di 800 mila nuovi pazienti, 280 milioni per istituire le centrali operative territoriali e 1 miliardo per la telemedicina. Per il progetto nazionale di assistenza domiciliare “Casa come primo luogo di cura e telemedicina” avevamo degli step intermedi tra cui assistere entro fine 2022 almeno 292 mila nuovi pazienti degli 800 mila auspicati ed individuare un modello condiviso di presa in carico, disporre entro marzo dei dati di prestazioni di assistenza domiciliare complessivamente rese, attivare l’accreditamento degli erogatori pubblici e privati e l’elenco delle prestazioni pubbliche e private. Nulla di ciò è stato fatto e ne seguono ritardi nell’erogazione alle regioni delle risorse finanziarie per il 2023. Per le 600 centrali operative territoriali, “hub” distrettuali che dovrebbero raccordare gli interventi e le prese in carico tra ospedale e territorio, non risultano assegnati né i progetti atti a realizzarle ex novo né i relativi codici di gara, e si profilano anche qui importanti ritardi. Identico problema per gli “almeno 70 progetti idonei” ad indire le gare per l'interconnessione aziendale che dovevamo aver pronti per fine 2022 per poi presentare i codici di gara a giugno 2023. Non è infine stato assegnato il codice di gara relativo alla convenzione volta a realizzare il progetto sull’intelligenza artificiale. La Corte raccomanda al Ministero guidato da Orazio Schillaci di adottare tutte le opportune iniziative ex legge 108/2021 che si riassumono nella possibilità di rivedere le strutture dirigenziali interne preposte ai sottoprogetti ma soprattutto nella facoltà di sostituirsi alle regioni – ove queste non attuassero il cronoprogramma previsto “in ambito europeo, nazionale o anche solo ministeriale” – e di monitorarle. Ora il Ministero ha 30 giorni per individuare le misure che la Corte dei Conti ha raccomandato.

In effetti, questa fase del 2023 è, forse non solo per l’Italia, un passaggio impervio nella realizzazione del PNRR. Al di là della Missione 6-Salute, noi siamo obiettivamente indietro in “promesse” strategiche in tema di energia: dalla ricerca sull’idrogeno come propellente all’installazione di 2500 colonnine di ricarica per veicoli elettrici in autostrada e almeno 4000 in città. Al vaglio di Bruxelles anche gli effetti anti-riscaldamento globale del Superbonus, dismesso per la sua onerosità, ma sul quale all’inizio l’Italia contava molto. A rendere ancora più opaca la contabilità del Piano, infine, sarebbe l’inerzia di quei comuni che non caricano sulla banca dati Regis della Ragioneria dello Stato i dati relativi a bandi ed appalti. 

TAG: PNRR

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