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21 Aprile 2023

Sanità senza risorse, monito Corte dei Conti a Governo. Fnomceo: 30 miliardi per realizzare Pnrr

La Corte dei Conti in audizione ha ammonito parlamento e governo. L’organo giudiziario che di solito vigila contro gli sprechi della pubblica amministrazione oggi chiede che l’Italia spenda di più e meglio per la sanità. Prevista a 136 miliardi per questo 2023 dal Documento di programmazione economica-Def presentato dal governo a Bruxelles


La Corte dei Conti in audizione ha ammonito parlamento e governo. L’organo giudiziario che di solito vigila contro gli sprechi della pubblica amministrazione oggi chiede che l’Italia spenda di più e meglio per la sanità. Prevista a 136 miliardi per questo 2023 dal Documento di programmazione economica-Def presentato dal governo a Bruxelles, la spesa del servizio sanitario nazionale scenderà nel 2024 a 132 miliardi o poco più per poi risalire agli attuali livelli tra 2025 e 2026. Questo, per i magistrati contabili, non deve succedere. Di rimando, gli ordini mettono nero su bianco: si deve restare a quota 136 miliardi. E pensare a risorse aggiuntive (“gli analisti dicono 30 miliardi”) per i contratti dei sanitari e per attuare la riforma della medicina territoriale.

L’analisi contabile - Non bastano le spese previste dal decreto-legge Bollette per arrotondare gli straordinari e rimuovere i vincoli alla spesa delle regioni per il personale o per le prestazioni nel privato. Servono “misure più strutturali”, specie in tema di medicina di emergenza e Pronto soccorso. Ad esempio, visto che le firme dei contratti di medici ospedalieri e convenzionati tardano, e quindi si attenuano gli oneri previsti inizialmente, i risparmi ottenuti andrebbero usati dal governo per favorire la realizzazione del PNRR e per i contratti del triennio 2022-24. Il quadro prospettato nel Def 2023 prevede invece «una convergenza su un profilo di spesa precedente all’emergenza Covid». Questo mentre la popolazione invecchia e si rende necessario potenziare l’assistenza territoriale previa “attenta valutazione dei fabbisogni di personale”. Invece, stando alle stime, “sono ancora significativi i fabbisogni di cui non è stata individuata la copertura". La Corte dei Conti cita la necessità di finanziare ulteriormente la medicina di emergenza. E cita “il permanere dei fabbisogni per la riduzione delle liste di attesa” il cui recupero è ancora in corso in molte regioni. “Nel periodo esaminato solo due regioni documentano quote di recupero in linea con le attese in tutte le attività monitorate. Considerando come livello soglia di allerta la metà della quota prevista in media di recuperi nel periodo (il 37 per cento), si attestano al di sopra di questo valore solo 12 regioni per i ricoveri, 9 per gli screening e 10 per le prestazioni ambulatoriali”. Quanto all’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, “i primi dati 2021, se fanno emergere un miglioramento delle performance regionali rispetto al 2020, indicano anche che le regioni che raggiungono un punteggio di sufficienza in tutte e tre le macro-aree sono ancora solo 13” con differenze territoriali marcate in prevalenza a spese del Sud.

Le posizioni Fnomceo - Non si fa attendere la ribattuta del Presidente Fnomceo Filippo Anelli: «Sosteniamo l’intenzione del Ministro della Salute Orazio Schillaci di aumentare il Fondo sanitario nazionale. Occorre innalzarlo almeno alla copertura della spesa prevista dalla Corte dei Conti nell’audizione: oltre 136 mila euro. Inoltre, è il momento di eliminare i tetti di spesa per il personale, per effettuare nuove assunzioni e retribuire adeguatamente i professionisti. È necessario programmare investimenti mirati con adeguato stanziamento di risorse. Va infine introdotta la possibilità di ricorrere a prestazioni aggiuntive da parte di medici già integrati nel Servizio sanitario nazionale, per valorizzare il loro ruolo e ridurre il ricorso ai gettonisti. Questo potrebbe già essere attuato con un emendamento allo stesso decreto-legge Bollette». Anelli però sostiene anche la necessità di un finanziamento straordinario per i contratti del personale. «Molti analisti sanitari stimano in 30 miliardi questo stanziamento, che servirebbe per pagare gli stipendi ai professionisti sanitari oggi assenti sul territorio, aumentare le remunerazioni ai medici, sia in ospedale che sul territorio, e ai professionisti della salute, aumentare il numero degli addetti in sanità, garantendo a tutti gli operatori sanitari un welfare sociale che ancora oggi è assente in larga parte del Paese. È tempo di aprire una riflessione su correttivi che calmierino le spese sanitarie da parte delle Regioni, specie quelle dovute alla mobilità sanitaria, che sottraggono risorse alle regioni già meno avvantaggiate».

TAG: FONDI

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