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Nutrizione

25 Giugno 2026

Nutrizione clinica, nei pazienti oncologici costi evitati con gli alimenti a fini medici speciali

Uno studio presentato al Senato stima che un investimento annuo di 50 milioni per i pazienti malnutriti di nuova diagnosi potrebbe generare risparmi per il Servizio sanitario nazionale pari a circa 95 milioni


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Un investimento di circa 50 milioni di euro l'anno per garantire i supplementi nutrizionali orali ai pazienti oncologici malnutriti di nuova diagnosi potrebbe tradursi in 95 milioni di costi sanitari evitati, con un beneficio netto per il Servizio sanitario nazionale di circa 45 milioni di euro annui. È il dato che emerge dai risultati preliminari dello studio "Stima del valore economico degli alimenti a fini medici speciali (AFMS) nella gestione dei pazienti oncologici in Italia", presentato al Senato nel corso della conferenza stampa promossa dalla senatrice Elena Murelli.



Lo studio rafforza l'idea che la nutrizione clinica non sia un supporto accessorio, ma una parte integrante della presa in carico oncologica, capace di migliorare la tolleranza alle terapie, ridurre le complicanze e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. La malnutrizione rappresenta infatti una delle condizioni più frequenti e sottovalutate nei pazienti con tumore: oltre il 50% presenta alterazioni dello stato nutrizionale già alla prima visita oncologica, prima ancora dell'avvio delle cure. Quando non viene riconosciuta e trattata tempestivamente, può aumentare tossicità, ricoveri e riospedalizzazioni, con un impatto economico stimato tra 2,5 e 10 miliardi di euro l'anno per il SSN. "Perdita di peso involontaria, riduzione degli apporti alimentari e perdita di massa muscolare riducono la sopravvivenza e aumentano ricoveri e tossicità", ha spiegato Maurizio Muscaritoli. "La nutrizione clinica deve essere parte integrante del percorso terapeutico oncologico e gli AFMS sono strumenti validi, sicuri e costo-efficaci se utilizzati sotto controllo medico". L'analisi economica è stata condotta dal Ceis-Eehta dell'Università di Roma Tor Vergata su pazienti con tumori testa-collo, stomaco, esofago, pancreas, polmone e colon-retto. "L'impiego dei supplementi nutrizionali orali appare una strategia clinicamente rilevante ed economicamente sostenibile, in grado di generare un ritorno dell'investimento già nel primo anno", ha sottolineato Paolo Sciattella.



Il nodo resta però l'accesso ai prodotti: oggi gli AFMS non sono garantiti in modo uniforme sul territorio nazionale e la possibilità di riceverli gratuitamente dipende spesso dalla Regione o dalla singola ASL. "La malnutrizione può compromettere gli esiti delle terapie e aggravare il percorso di cura. È prioritario superare le disuguaglianze regionali nell'accesso agli AFMS", ha dichiarato Luca Cordaro. Dal fronte delle associazioni dei pazienti arriva la richiesta di inserire questi prodotti nei Livelli essenziali di assistenza. "Gli AFMS sono spesso una terapia salvavita, ma la loro esclusione dai Lea genera profonde disuguaglianze. La ricerca dimostra che non sono una spesa, bensì un investimento sostenibile", ha affermato Francesco De Lorenzo. Alla conferenza sono intervenuti anche rappresentanti del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità e delle istituzioni regionali. "Garantire un adeguato supporto nutrizionale significa migliorare gli esiti clinici e contribuire alla sostenibilità del SSN. Non devono esistere differenze tra cittadini in base alla Regione di residenza", ha dichiarato la senatrice Elena Murelli. "Gli AFMS devono essere utilizzati secondo criteri di appropriatezza e con monitoraggio clinico. Stiamo lavorando all'obiettivo dell'erogabilità uniforme su tutto il territorio nazionale", ha concluso Ugo Della Marta.



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