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05 Maggio 2026

Sanità nei conflitti, Oms-Croce Rossa-Msf: “fallimento nella protezione”. Appello agli Stati

OMS, ICRC e MSF denunciano il peggioramento della protezione sanitaria nei conflitti e chiedono agli Stati misure urgenti a dieci anni dalla risoluzione Onu 2286


croce rossa italiana

Oms, Comitato internazionale della Croce Rossa e Medici senza frontiere denunciano il peggioramento della protezione delle strutture sanitarie nei conflitti armati e chiedono azioni urgenti agli Stati. Lo afferma uno statement congiunto diffuso il 4 maggio 2026, a dieci anni dalla risoluzione 2286 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

“Non segniamo un risultato, ma un fallimento”, si legge nel documento. Le tre organizzazioni sottolineano che la violenza contro strutture sanitarie, mezzi di trasporto e personale “continua senza sosta” e in molti contesti “si è intensificata”. Secondo lo statement, ospedali distrutti, ambulanze ostacolate e operatori sanitari colpiti restano eventi ricorrenti, con conseguenze dirette sui pazienti. “I pazienti muoiono per ferite altrimenti curabili, le donne sono talvolta costrette a partorire senza assistenza adeguata e intere comunità perdono l’accesso ai servizi salvavita”.

Le organizzazioni richiamano gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, che impongono agli Stati e a tutte le parti in conflitto di rispettare e garantire la protezione dell’assistenza sanitaria “in tutte le circostanze”. Il documento evidenzia che le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite collegate alla risoluzione 2286 rappresentano ancora “una tabella di marcia chiara e attuabile”.

Nello statement viene inoltre ricordata la risoluzione dell’Assemblea mondiale della sanità 65.20 del 2012, che ha introdotto la raccolta sistematica dei dati sugli attacchi alle strutture sanitarie da parte dell’OMS. Le tre organizzazioni indicano il rafforzamento del monitoraggio e della trasparenza come elementi necessari per sostenere prevenzione e responsabilità.

Tra le misure richieste agli Stati figurano l’attuazione concreta degli impegni assunti con la risoluzione 2286, l’integrazione della protezione della sanità nelle dottrine e nelle regole operative delle forze armate, il rafforzamento delle normative nazionali, l’allocazione di risorse adeguate e l’avvio di indagini rapide, trasparenti e imparziali sugli attacchi. Viene inoltre chiesto di esercitare influenza su tutte le parti coinvolte nei conflitti e di rendere conto in modo regolare dei progressi nell’attuazione della risoluzione.

“A dieci anni di distanza, le strutture sanitarie continuano a essere danneggiate o distrutte e operatori e pazienti restano vittime degli attacchi”, si legge nel testo. “Non è un fallimento del diritto, ma della volontà politica”. Le organizzazioni invitano i leader globali a intervenire con urgenza, ribadendo che l’assistenza sanitaria “non deve mai essere una vittima della guerra”.

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