Fascicolo sanitario elettronico
05 Maggio 2026AISI segnala che, dopo la scadenza del FSE 2.0, oltre il 70% dei dati clinici resta non accessibile in metà delle Regioni per mancata attivazione dei gateway

Oltre il 70% dei dati clinici resta non accessibile in metà delle Regioni e persistono ritardi nell’operatività del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. È quanto segnala l’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti in un comunicato, dopo la scadenza del 31 marzo per l’implementazione del sistema.
Secondo AISI, il sistema sanitario si presenta “a doppia velocità”: nelle Regioni con infrastrutture operative, la sanità privata – in base al Report annuale Agenas 2025 pubblicato il 22 gennaio 2026 – assicura il 40% delle prestazioni specialistiche e diagnostiche ed è “il principale motore di alimentazione dei dati”. Tuttavia, la mancata attivazione dei gateway regionali in metà del Paese impedisce a milioni di referti di confluire nel Fascicolo, limitandone l’utilizzo.
“Le nostre strutture producono dati nativi digitali già codificati secondo gli standard HL7 CDA2, ma i gateway regionali non sono ancora pronti a riceverli”, dichiara Karin Saccomanno, presidente AISI. “È una questione di equità: chi sceglie il privato ha lo stesso diritto di vedere la propria storia clinica digitalizzata”.
Il comunicato richiama anche il monitoraggio del Fascicolo sanitario elettronico 2.0 della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la trasformazione digitale, che evidenzia una forte asimmetria territoriale: nelle Regioni più avanzate l’integrazione supera l’85%, mentre in alcune aree del Centro-Sud meno del 30% dei referti viene indicizzato.
Secondo AISI, il ritardo ha ricadute anche sul piano normativo. La legge 118/2022 collega l’alimentazione del Fascicolo all’accreditamento, mentre il regolamento europeo EHDS (Regolamento UE 2025/327) prevede la libera circolazione dei dati sanitari tra Stati membri.
“Non è un problema delle imprese, ma di governance”, afferma Giovanni Onesti, direttore generale AISI. “È come se ogni impresa dovesse affrontare 21 collaudi differenti per 21 regolamenti regionali diversi. Serve un modello unico nazionale che uniformi l’accesso ai gateway”.
Nel comunicato si sottolinea inoltre il valore dell’interoperabilità per la pratica clinica. “Significa riduzione degli esami duplicati e disponibilità immediata dei dati nelle emergenze”, dichiara Fabio Vivaldi, segretario generale AISI. “Oltre il 50% degli italiani utilizza già servizi digitali: ora serve completare l’ultimo miglio”.
AISI chiede l’attivazione uniforme dei gateway regionali e una regia tecnica nazionale per garantire la piena interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico.
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