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26 Marzo 2026

Migranti, Oms: più Paesi li includono nei sistemi sanitari. Restano gap su dati e accesso

Oltre 60 Paesi includono rifugiati e migranti nelle politiche sanitarie, ma persistono criticità su raccolta dati, accesso alle cure e preparazione alle emergenze


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Oltre 60 Paesi includono rifugiati e migranti nelle politiche e nelle leggi sanitarie nazionali, ma permangono criticità rilevanti su dati, accesso ai servizi e preparedness. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicato il 26 marzo, che definisce il primo quadro globale di monitoraggio sull’inclusione dei migranti nei sistemi sanitari.

L’analisi, basata su dati provenienti da 93 Stati membri, evidenzia un avanzamento nell’integrazione delle popolazioni migranti, oggi pari a oltre 1 miliardo di persone a livello globale. Secondo l’Oms, l’inclusione nei sistemi sanitari contribuisce a rafforzare la resilienza dei servizi, migliorare l’integrazione sociale e sostenere la sicurezza sanitaria complessiva.

Accanto ai progressi, il rapporto segnala lacune persistenti. Solo il 37% dei Paesi raccoglie e utilizza in modo sistematico dati sanitari legati alla migrazione. Il 42% include migranti e rifugiati nei piani di emergenza e risposta ai disastri, mentre meno del 40% prevede formazione specifica per gli operatori sanitari sulla gestione di pazienti provenienti da contesti culturali diversi. Solo il 30% dei Paesi ha attivato campagne di comunicazione per contrastare disinformazione e discriminazione.

L’accesso ai servizi resta disomogeneo, con maggiori difficoltà per alcune categorie, tra cui migranti in condizioni irregolari, lavoratori migranti e studenti internazionali. Limitata anche la partecipazione ai processi decisionali, con una scarsa rappresentanza nelle strutture di governance sanitaria.

Nel rapporto, l’Oms invita a rafforzare l’integrazione dei migranti nelle politiche sanitarie, migliorare la raccolta e l’uso dei dati, promuovere un approccio intersettoriale e investire nella formazione degli operatori. Tra le priorità indicate anche il contrasto alla disinformazione e il rafforzamento dei finanziamenti per sostenere i progressi raggiunti.

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