Aborto
20 Marzo 2026L’Associazione Luca Coscioni analizza la bozza del documento iniziata a circolare in modo informale. Tra modalità d’intervento e disparità territoriale: la fotografia della situazione

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha trasmesso ai presidenti di Camera e Senato la relazione annuale sull'applicazione della legge 194, con i dati relativi al 2023. Il documento, inviato con quasi due anni di ritardo rispetto all'anno di riferimento e non ancora pubblicato sul sito istituzionale del Ministero, nonostante la legge ne preveda la presentazione entro febbraio, ha cominciato a circolare in via informale. Lo riportano l’Ansa e l’Associazione Luca Coscioni che analizza in modo critico i contenuti del documento.
I dati mostrano come il numero complessivo di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) si mantenga sostanzialmente stabile: 65.746 nel 2023 contro 65.661 nel 2022. Il dato più rilevante sul piano clinico e organizzativo è la progressiva affermazione della procedura farmacologica, che passa dal 52% del 2022 al 59,4% del 2023, confermando un trend di crescita ormai strutturale. Questa transizione, tuttavia, si distribuisce in modo profondamente disomogeneo sul territorio nazionale.
Rimangono, tuttavia, forti disparità territoriali, che ci restituiscono l’immagine di un’Italia delle diseguaglianze, nella quale il diritto di scelta è funzione del CAP.
Come nelle relazioni precedenti, si sottolinea il ruolo fondamentale dei consultori nell’applicazione della legge 194. Eppure, nel 2023 solo il 73% ha effettuato consulenze per le IVG.
L'Associazione è esplicita: le ospedalizzazioni inappropriate per IVG farmacologica comportano un inutile spreco di risorse e sono un ostacolo all'accesso. La deospedalizzazione, insieme alla piena operatività dei consultori per le procedure ambulatoriali, è indicata come la leva principale per ridurre disuguaglianze e costi di sistema.
Nonostante l'aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali sulla procedura farmacologica, nel 2023 soltanto tre regioni — Emilia-Romagna, Toscana e Lazio — ne ammettevano l'erogazione in regime ambulatoriale. Il Lazio è rimasto l'unica regione a consentire l'autosomministrazione domiciliare del misoprostolo. L’analisi dei flussi migratori evidenzia come nelle Regioni nelle quali l’accesso all’aborto è limitato (Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata) le donne migrano verso zone più disponibili. In tutte le altre regioni le donne sono ancora tenute al ricovero ospedaliero, una prassi che l'Associazione Luca Coscioni definisce «un ingiustificato pericolo per la salute», oltre che un ostacolo all'accesso e uno spreco di risorse.
“In queste Regioni in particolare l’Associazione Luca Coscioni rilancerà la campagna Aborto senza ricovero, per garantire alle donne il diritto di scegliere e per limitare gli sprechi di risorse dei sistemi sanitari regionali. Il ministro Schillaci, che ha dimostrato di avere particolarmente a cuore l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, dovrebbe richiamare le Regioni a non obbligare le donne a ricoveri ospedalieri inutili e potenzialmente dannosi. Lo abbiamo detto molte volte: le ospedalizzazioni inappropriate costituiscono un ingiustificato pericolo per la salute, comportano un inutile spreco di risorse e sono un ostacolo all’accesso all’IVG”, commentano Anna Pompili, ginecologa e consigliera generale dell’Associazione Coscioni, e Mirella Parachini, ginecologa e vicepresidente dell’Associazione.
Sul fronte dei professionisti, si registra una lieve flessione della percentuale di ginecologi obiettori di coscienza: dal 60,5% del 2022 al 57,1% del 2023. Un segnale positivo, ma che nasconde divari territoriali di rilievo clinico e organizzativo. Nel 2023 la quota di obiettori ha raggiunto il 73,7% a Bolzano, il 75% in Abruzzo, il 71,4% in Campania, il 73% in Puglia, il 78,6% in Sicilia e il 91,7% in Molise. Percentuali che, specialmente nelle strutture con organici ridotti, possono tradursi in un ostacolo concreto all'accesso, pur in assenza di dati disaggregati per singola struttura che permetterebbero una valutazione più precisa.
Come nelle precedenti relazioni, la costante della relazione è il rilievo della grande variabilità regionale e di un’applicazione della legge diseguale, non solo tra le Regioni, ma anche tra le province della stessa Regione o addirittura tra le ASL di una stessa provincia e tra le singole strutture.
Una delle critiche più nette avanzate dall'Associazione Coscioni riguarda la qualità stessa dell'informazione disponibile. «I dati continuano a essere chiusi, vecchi e aggregati per medie regionali, quindi poco utili per capire davvero com'è applicata la legge», sottolineano Chiara Lalli e Sonia Montegiove, promotrici dal 2021 della campagna “Mai dati” per la pubblicazione di dati aperti e disaggregati per singola struttura. «La relazione del ministro ci consegna un quadro sfocato, che non permette di individuare con chiarezza le criticità e che dunque non permette di pensare a possibili strategie per superarle».
L'Associazione ribadisce il proprio impegno su tre fronti: ottenere dati aperti e dettagliati per singola struttura; promuovere la deospedalizzazione delle procedure farmacologiche e la concentrazione in centri di eccellenza di quelle più complesse; aggiornare la legge 194 per rafforzare sia il diritto alla salute sia quello all'autodeterminazione.
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