Login con

liste attesa

03 Febbraio 2026

Liste d’attesa, Gimbe: dopo 18 mesi il decreto non ha dato benefici

Cartabellotta: “Mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale non dice dove si inceppano visite ed esami”. Stima: il 30% delle prestazioni finisce in intramoenia


lista attesa ricetta

Diciotto mesi dopo la conversione in legge del decreto sulle liste d’attesa, i cittadini non vedono ancora benefici concreti. A certificarlo è la Fondazione Gimbe, che nel suo terzo monitoraggio indipendente boccia l’attuazione del DL 73/2024 e il funzionamento della Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla): dati aggregati, indicatori incomprensibili e nessuna possibilità di capire dove – e per quali prestazioni – si concentrano i ritardi. Nel 2025 la Pnla ha raccolto informazioni su quasi 57,8 milioni di prestazioni tra prime visite specialistiche ed esami diagnostici, ma “non è di alcuna utilità per i cittadini”, denuncia il presidente Nino Cartabellotta. “Dopo fiumi di annunci – afferma – il decreto non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto. Mancano due decreti attuativi fondamentali e la piattaforma non consente di individuare criticità regionali, aziendali o per singola prestazione”.

Secondo Gimbe, al 1 febbraio 2026 risultano pubblicati solo quattro dei sei decreti attuativi previsti. Restano ancora fermi quelli sulla nuova metodologia per il fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e sulle linee di indirizzo per la gestione delle agende e delle disdette nei Cup. “Il superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by – spiega Cartabellotta – e il decreto sui Cup non è nemmeno calendarizzato”. Anche sul fronte tecnologico la situazione è in stallo. La prima versione della Piattaforma nazionale è online da giugno 2025, ma la promessa evoluzione con dati consultabili per Regione, azienda e tipo di erogazione non si è ancora concretizzata. “Senza queste informazioni – sottolinea Gimbe – è impossibile capire dove il sistema non funziona”. I continui rinvii sono stati accompagnati da annunci istituzionali mai tradotti in risultati operativi, mentre solo a gennaio 2026 è arrivato il riparto di oltre 27 milioni di euro alle Regioni per l’interoperabilità dei sistemi informativi.

Nel dettaglio, nel 2025 sono state prenotate 24,2 milioni di prime visite e 33,6 milioni di esami diagnostici. Oculistica, dermatologia, cardiologia, ortopedia e otorinolaringoiatria concentrano oltre metà delle visite, mentre dieci esami di primo livello coprono il 50% della diagnostica. Proprio qui, secondo Gimbe, si annida una quota rilevante di inappropriatezza prescrittiva. I pochi indicatori disponibili raccontano un sistema in affanno: solo un cittadino su tre accetta la prima disponibilità proposta dal Cup per le visite specialistiche, mentre l’utilizzo del weekend per smaltire le liste resta marginale. Soprattutto, il rispetto dei tempi di attesa viene comunicato con mediane e quartili che “edulcorano i numeri” ed escludono il 25% delle prenotazioni più critiche. “L’informazione davvero utile – osserva Cartabellotta – sarebbe sapere quante prestazioni vengono erogate entro i tempi massimi garantiti. Ma la piattaforma non lo dice”.

L’analisi su alcune prestazioni ad alto volume, come la prima visita oculistica e l’ecografia dell’addome, mostra che una parte consistente dei pazienti attende ben oltre i limiti previsti, con una vera e propria “coda invisibile” che spinge molti a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure. Un fenomeno confermato anche dai dati Istat: nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Altro nodo critico è l’intramoenia. Dalla differenza tra le prenotazioni totali e quelle considerate per il calcolo dei tempi di attesa, Gimbe stima che circa il 30% delle prestazioni venga erogato in regime libero-professionale. Una quota rilevante che la piattaforma, però, non rende trasparente. “Il doppio ritardo, normativo e tecnologico – conclude Cartabellotta – conferma che le liste d’attesa sono il sintomo del progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale”. Senza investimenti strutturali sul personale, riforme organizzative, vera digitalizzazione e misure contro l’inappropriatezza, il decreto rischia di restare “una promessa mancata”.

Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:

Seguici su Youtube! Seguici su Linkedin! Segui il nostro Podcast su Spotify!

Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE

28/05/2026

Obiettivo: rendere immediatamente riconoscibili le Note informative importanti di sicurezza rivolte agli operatori sanitari

28/05/2026

Il Forum delle 75 Società Scientifiche dei clinici ospedalieri chiede di escludere farmaci innovativi e orfani dalla revisione del Prontuario farmaceutico nazionale

28/05/2026

Disinformazione, sfiducia verso le autorità e violenze contro strutture sanitarie ostacolano il contenimento dell’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica del Congo

28/05/2026

Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes segnala aumento delle rinunce alle cure, difficoltà economiche delle famiglie e crescente pressione sul Servizio sanitario nazionale

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)

Top