Dazi
14 Luglio 2025L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo l'introduzione di nuovi dazi dal 1° agosto ha sollevato grande preoccupazione in Italia, soprattutto nel settore farmaceutico

L’annuncio del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump di imporre dazi del 30% sui prodotti importati dall’Unione Europea ha sollevato grande preoccupazione in Italia, soprattutto nel settore farmaceutico, che vanta un export da record e forti legami commerciali con gli Stati Uniti. Secondo Farmindustria, l’Italia ha esportato nel 2024 oltre 10 miliardi di euro in farmaci e vaccini verso gli USA, contribuendo a un export farmaceutico totale di 54 miliardi, con una crescita del 157% in dieci anni.
Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, da tempo in prima linea sulla questione dei dazi, ha lanciato l’allarme: “Con tariffe al 30%, stimiamo oltre 4 miliardi di euro di costi per il comparto, anche a causa dell’attuale svalutazione del dollaro. È un danno enorme per la filiera italiana, che conta più di 130 stabilimenti e 200 aziende, sia italiane che multinazionali”. Cattani ha anche sottolineato gli effetti negativi sui cittadini americani: “L’aumento dei costi dei farmaci si tradurrebbe in maggiori spese sanitarie e carenze nei medicinali. E c’è il serio rischio che la ricerca venga delocalizzata in Asia, soprattutto in Cina”. Il leader di Farmindustria confida però nella diplomazia: “Siamo certi che il lavoro del commissario Sefcovic porterà a una soluzione. Serve buon senso: si deve puntare a uno 0-0, a un equilibrio che eviti un’escalation”.
Dalla politica arriva una nota di Palazzo Chigi che ribadisce il sostegno dell’Italia ai negoziati in corso: “Confidiamo nella buona volontà di tutti gli attori in campo per arrivare a un accordo equo, che rafforzi l’Occidente nel suo complesso. Innescare ora uno scontro commerciale non avrebbe alcun senso”. A sollevare ulteriori preoccupazioni è anche Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria, che ha parlato in un’intervista a La Stampa di “dazi devastanti” e ha criticato duramente l’approccio europeo degli ultimi anni verso il comparto industriale: “La Ue ha adottato politiche punitive verso la farmaceutica: più tasse, tagli alla proprietà intellettuale e misure ambientali sproporzionate. Le aziende si troveranno costrette a rilocalizzare almeno in parte negli Stati Uniti, che restano il mercato più attrattivo al mondo”. Aleotti avverte che una recente direttiva europea, che impone una tassa alle aziende farmaceutiche per i costi ambientali legati ai metaboliti nelle acque, potrebbe costare fino a 12 miliardi di euro al settore. “Serve un cambio di rotta urgente da parte dell’Ue – conclude –. Non possiamo continuare a essere solo un mercato: dobbiamo diventare una vera base industriale”. Il messaggio è chiaro: l’Italia teme una doppia penalizzazione, stretta tra protezionismo americano e rigidità europea. Tutti gli attori – istituzionali e industriali – chiedono ora un’azione rapida e coordinata per evitare danni duraturi a uno dei settori più strategici del Paese.
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