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19 Dicembre 2024La manovra è approdata in aula senza alcuna misura per superare il payback. Barni: “La mancanza di visione delle Istituzioni verrà pagata con la salute dei cittadini e con il lavoro di migliaia di persone a rischio per il fallimento delle aziende”

“La manovra è approdata in aula senza alcuna misura per superare il payback, il governo così non dà valore alle imprese e nega di fatto il diritto alla salute dei cittadini”. Così Nicola Barni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici ha commentato il via libera del testo della Legge di Bilancio approdato alla Camera. “Le priorità dell’Esecutivo” continua la nota “sono state altre, non riconoscendo il valore delle imprese, lasciando migliaia di persone a rischio per il fallimento delle aziende e decidendo di lasciar morire un intero comparto, oggi eccellenza del made in Italy nel mondo e supporto insostituibile per medici e pazienti”. “Il payback – ha aggiunto il Presidente Barni - è stato ritenuto iniquo anche da alcuni membri del governo e da numerosi esponenti della maggioranza che in questi mesi hanno mostrato di comprendere il nostro allarme. La politica dimostra di essere miope davanti alle centinaia di aziende che chiuderanno, davanti ai cittadini e pazienti che non riusciranno più a curarsi, davanti ai medici che dovranno accontentarsi di dispositivi obsoleti, quando la tecnologia e l’innovazione potrebbe aiutarli invece a compiere la loro missione, ovvero lavorare per la tutela della salute degli individui. La mancanza di visione da parte delle Istituzioni– ha concluso Barni - verrà pagata con la salute dei cittadini e con il lavoro di migliaia di persone a rischio per il fallimento delle aziende”, aggiunge.
Secondo Confindustria dispositivi medici la permanenza strutturale del payback renderà economicamente insostenibile per le imprese la partecipazione alle gare, mettendo a rischio la qualità dei dispositivi disponibili e di conseguenza delle cure.
Confindustria dispositivi medici, conclude la nota, a nome delle 4.641 aziende associate e dei loro 117.607 dipendenti, continuerà a lottare in tutte le sedi opportune per scardinare un meccanismo ingiusto e sproporzionato che nega il godimento dei principi fondamentali di libera iniziativa economica, competitività, diritto al lavoro e diritto alla salute.
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