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25 Ottobre 2024

Liste attesa, Salutequità: servono garanzie su accesso a prestazioni nei tempi

Dare certezza e garanzia al diritto del cittadino di accedere alle prestazioni nei tempi massimi previsti  dalla norma rispettando i codici di priorità


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E' questo, secondo  Salutequità, l'aspetto su cui il disegno di legge sulle liste di  attesa deve parlare chiaro. "Per farlo - ha spiegato Tonino Aceti,  presidente di Salutequità, durante un'audizione al Senato (X  Commissione) nell'ambito dell'esame del Ddl sulle prestazioni  sanitarie - è indispensabile dettagliare meglio il meccanismo di  garanzia e rendere questo diritto effettivamente cogente. Come?  Stabilendo nella legge che l'operatore Cup (il Centro unico di  prenotazione) che prende in carico la persona deve essere responsabile dall'inizio alla fine di gestire il caso e chiuderlo nel modo previsto dalla Regione in un tempo di 48 ore. Se al momento del contatto con il cittadino il Cup non ha la capacità di dare una data rispettosa dei  tempi, si prende 48 ore, si coordina con la direzione generale o altro personale dedicato della Asl e con questo analizza e trova una  soluzione al problema. Se la soluzione non c'è nel servizio pubblico,  si dà l'autorizzazione ad andare in libera professione intramoenia o  nel privato accreditato pagando il solo ticket".

"Questo deve essere automatico, perché il cittadino ha diritto alla  prestazione nei tempi stabiliti e non deve più assolutamente ricorrere di tasca propria al privato o rinviare se non rinunciare alla  prestazione: un grande elemento di iniquità nel servizio sanitario",  ha evidenziato Aceti. L'accesso tempestivo alle cure, ha ricordato, "è uno degli obiettivi mancati oggi nel Ssn. l'Istat dice che 4,5 milioni di cittadini nel 2023 hanno rinunciato alle cure per liste d'attesa e  solo poche regioni nel 2023 sono tornate dopo l'emergenza Covid a  livelli più bassi del 2019 rispetto alla rinuncia alle cure. Cresce  però la spesa sanitaria privata da parte delle famiglie ed è la Corte  dei conti a dirlo: nel periodo 2021-2023 si passa da 41 miliardi a 43, con un'incidenza sul Pil ormai che ha raggiunto il 2,1%".

Secondo il presidente di Salutequità, oggi accade che "il cittadino  chiami il Cup, ad esempio, con un codice di priorità di 30 o 60 giorni e questo dà una data su tutta la regione che non è rispettosa dei  tempi massimi a volte anche di molti mesi. Poche regioni si salvano da questa situazione. A questo punto il Cup inserisce il cittadino nelle  cosiddette liste di garanzia: si prende nome e cognome dell'assistito  con l'impegno di richiamarlo entro 3-4 giorni, che diventano spesso  una settimana, anche 10 giorni, oppure non è proprio richiamato. Il  meccanismo non funziona - ha avvertito Aceti - e quando in caso  richiamano, dicono spesso che la prestazione in quei tempi non c'è, si lascia il cittadino solo con la prescrizione e il problema e lì si  chiude la possibilità di cura per la persona nel servizio pubblico". 

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