Governo e Parlamento
22 Aprile 2024"Signor Presidente, la sua presenza qui è il riconoscimento più alto alla nostra missione di tutelare il bene pubblico, alla centralità e al ruolo del nostro Istituto, un riconoscimento della sua storia". Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone, ha ringraziato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
"Signor Presidente, la sua presenza qui è il riconoscimento più alto alla nostra missione di tutelare il bene pubblico, alla centralità e al ruolo del nostro Istituto, un riconoscimento della sua storia". Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone, ha ringraziato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla cerimonia per i 90 anni dell'Iss.
"Per un Istituto la cui vocazione principale è il servizio pubblico - sottolinea - avere la sua partecipazione a questa giornata ci restituisce la consapevolezza di essere insieme a tutta la Nazione che guarda con gratitudine al nostro lavoro quotidiano".
"Nelle sfide che ancora ci attendono, prima fra tutte è il rinnovo di questo ente, che ancora una volta deve ridisegnare il suo assetto per rispondere a nuovi scenari che mai come in questo scorcio di secolo cambiano così rapidamente chiedendoci di rimodulare competenze e obiettivi. In questo sappiamo di avere accanto quotidianamente il ministro della Salute, Orazio Schillaci" ha sottolineato il presidente dell'Iss nel suo intervento.
"Tutto evolve, ma il cambiamento non nega l'identità. E l’Istituto, con il suo stesso Dna, oggi deve necessariamente traghettare verso nuove sfide e nuove frontiere", chiosa.
"Nella necessaria trasformazione che accompagnerà i prossimi anni della storia di questo Istituto, ciò che rimarrà immutato sarà la sua vocazione alla ricerca pubblica. Non cambierà il suo obiettivo di individuare le migliori prassi sanitarie basate sulle migliori evidenze scientifiche. Non muterà il suo dovere di formare gli operatori e informare la popolazione, di costruire strategie per la tutela della salute". Lo ha sottolineato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Rocco Bellantone, nel suo intervento di apertura della cerimonia per i novant’anni dell’Istituto, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
"Non cambierà soprattutto la sua determinazione a essere accanto al Paese - prosegue Bellantone - ogni volta che è necessario sia nelle situazioni ordinarie sia in quelle straordinarie. L'Istituto c’era negli anni del colera a Napoli, negli anni Ottanta durante l’epidemia di Aids e ha affrontato tragedie ambientali come quelle di Seveso e Chernobyl. C'è stato nella recente pandemia", quando "le persone di questo Istituto sono state in prima linea senza risparmiarsi mai e continuerà a esserci con il suo enorme patrimonio di conoscenze e di competenze ogni volta che il Paese ne avrà bisogno".
"Nel futuro penso a un Istituto che abbia come centro la ricerca, che punti a studiare le malattie rare insieme a quelle dei grandi numeri, che rafforzi il suo impegno sulle emergenze infettive - illustra Bellantone - ma che contemporaneamente punti sulla cultura della prevenzione per sostenere il futuro del sistema di cure. Perché la prevenzione si impara".
"Novanta anni, un arco di tempo lungo quasi un secolo in cui si sono succedute generazioni, visioni, istanze - riflette il presidente - e questi anni hanno grandi storie da raccontare, come quella di Daria Bocciarelli, scienziata del laboratorio di fisica che nel 1943, quando i tedeschi si presentarono alla porta dell'Istituto per requisire il microscopio Siemens, passò la notte prima del sequestro insieme alla sua assistente a smontarlo e rimontarlo per poterlo poi riprodurre, restituendo all'Italia il suo microscopio, il primo elettronico di fattura italiana. Erano gli anni della ricostruzione di un Paese ferito, lacerato dalla guerra, in cui gesti come questo erano la cifra non solo di una passione scientifica, ma anche di un orgoglio nazionale che sopravviveva a quelle ferite e che era pronto a riscrivere il futuro, a crederci ancora".
Per Bellantone, "entrando in questo palazzo questa storia si sente. Si sente che si sta entrando nel tempio di una ricerca pensata per arginare la sofferenza e si sente forte la missione, ereditata nel tempo, di tutelare il bene pubblico, che in questo luogo significa essere custodi dell'accesso universale alle cure, della loro sicurezza, della sostenibilità di un sistema che includa tutti e che non escluda nessuno".
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