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Medicina

06 Dicembre 2023

Sport, Comitato Regioni Ue: urgono politiche che lo promuovano a ogni livello

Lo sport come fatto sociale, dimensione aggregatrice, ma soprattutto come elemento determinante per la salute dei cittadini, in grado di abbattere i bilanci della sanità dei paesi membri dell’Unione Europea


Lo sport come fatto sociale, dimensione aggregatrice, ma soprattutto come elemento determinante per la salute dei cittadini, in grado di abbattere i bilanci della sanità dei paesi membri dell’Unione Europea. È questo il senso del parere d’iniziativa presentato a livello europeo dal deputato Roberto Pella e approvato lo scorso 30 novembre dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea. Il parere sollecita gli Stati membri dell’UE a istituire programmi nazionali mirati a favorire l’invecchiamento attivo e lo scambio intergenerazionale attraverso lo sport, a superare l’ingiustizia generazionale determinata dalla scarsità o dall’iniquità di accesso allo sport, e invita la Commissione Europea, alla luce del dibattito in corso sul nuovo Patto di stabilità, a valutare l’opportunità che da questo possano essere temporaneamente esclusi gli investimenti per lo sport per rilanciare le infrastrutture sportive e rendere lo sport accessibile a tutti.
“È giunto il momento che lo sport sia formalmente riconosciuto come strumento essenziale di politica pubblica e attore di comunità, in un'ottica secondo cui il ritorno sanitario e sociale che esso garantisce ai territori e alle loro comunità non sia disgiunto dagli aspetti connessi alla sua rilevanza economica – ha spiegato Roberto Pella ieri a Roma nel corso del convegno “Costruire il modello sportivo europeo basato sui valori, dal basso verso l’alto: un mezzo per favorire l’inclusione e il benessere sociali dei giovani europei” - E’ un lavoro che sto portando avanti da molti anni Nel 2010 ho presentato un parere su quello che è stato poi l’introduzione dell’Erasmus plus sport, che ha prodotto una grande partecipazione di giovani in tutta Europa. Oltre 700mila giovani hanno usufruito di questa opportunità. Nel 2020, ho poi presentato un parere sul tema della salute e del benessere. Infine il parere approvato una settimana fa, nato dalle richieste di tutte le province e regioni europee, e che diventa prioritario, proprio perché approvato all’unanimità da tutti i 27 paesi membri. Con questo parere d’iniziativa – ha proseguito Pella – chiediamo l’esclusione dal Patto di stabilità dei fondi per il rilancio dello sport come investimento sociale soprattutto per abbattere i costi sanitari. Abbiamo chiesto all’Europa di arrivare ad una co-programmazione di quelli che sono i fondi strutturali europei. Sono molte le opportunità di finanziamenti, e vanno messe in rete. Come provincia e come comuni europei chiediamo di essere protagonisti delle scelte economiche riservate allo sport”.



Il parere d’iniziativa intende promuovere la costruzione di un modello sportivo europeo basato su principi e valori fondamentali, come le pari opportunità di accesso, l’implementazione del rapporto tra sport e lavoro/scuola, il rafforzamento della cultura dello sport (inclusione, fair play), la promozione dell'attività fisica come strumento di benessere, la relazione tra lo sport e dimensioni centrali della contemporaneità come sostenibilità e digitale, l'importanza di razionalizzare i processi normativi che disciplinano il modello sportivo europeo.
“Sarà importante consolidare un modello italiano ancor prima di costruire un modello europeo – ha spiegato nel suo intervento Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani - Si percepisce l'esigenza di ammodernamento delle infrastrutture non solo per il Pil al quale contribuiscono, ma anche per il ruolo sociale che ricoprono. In Europa si fa più sport di noi a scuola, dove tutti gli istituti hanno una palestra. Lo sforzo comune di investimenti – ha proseguito il ministro - presuppone un percorso lungo perché quando 12mila istituti non hanno una palestra non è pensabile una risposta immediata. È bene volare alti, ma è bene anche sapere che questo è un percorso ventennale con effetti quotidiani. È una sfida di civiltà e che deve prevedere una collaborazione tra governo nazionale e regionale. Auspico che con le Regioni si instauri una collaborazione sistematica che nasca una struttura di confronto permanente con gli assessori allo sport, che si armonizzino le politiche dentro una cornice di pianificazioni degli interventi che diano un senso di Nazione sistemica, sistematica, che è il presupposto per poter fare un ragionamento a livello comunitario. All’Europa chiediamo - – ha concluso Andrea Abodi - strumenti e il riconoscimento della matrice sociale delle infrastrutture e dello sport in generale che non basta trovare nelle carte, ma dobbiamo trovare nelle decisioni e nei perimetri finanziari e i fondi FSC e FSE sono il primo banco di prova”.



“Lo sport è uno strumento straordinario di inclusione che dà la possibilità di crescere e migliorare le relazioni e l’autonomia – ha dichiarato nel corso del convegno Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità - Serve, quindi, continuare a investire e a lavorare tutti insieme: farlo vuol dire anche dare attuazione alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, assicurando la partecipazione più estesa possibile alle attività sportive, garantendo inoltre il pieno accesso ai luoghi e alle strutture che le ospitano, anche quando si tratta di competizioni non agonistiche. Stiamo lavorando in questa direzione per diverse iniziative come i Giochi della Gioventù, i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026 ed Euro 2032”.

Francesca Malandrucco

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