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Governo e Parlamento

11 Ottobre 2023

Medici, in Manovra risorse per i contratti e firma delle convenzioni

Firma delle convenzioni che erano valide fino al 2021, rifinanziamento nella Manovra 2024 e nuove convenzioni e contratti il prossimo anno: questo il ruolino di marcia che si prefiggono Governo e Regioni con i medici. Emerge dall’intervento del rappresentante delle Regioni, il governatore friulano Massimiliano Fedriga, al 55° Congresso SUMAI


Firma delle convenzioni che erano valide fino al 2021, rifinanziamento nella Manovra 2024 e nuove convenzioni e contratti il prossimo anno: questo il ruolino di marcia che si prefiggono Governo e Regioni con i medici. Emerge dall’intervento del rappresentante delle Regioni, il governatore friulano Massimiliano Fedriga, al 55° Congresso SUMAI a Roma. Ma agli specialisti ambulatoriali ha parlato anche il ministro della Salute, ribadendo un altro concetto chiave: chiederà altri soldi per il personale del Servizio sanitario pubblico.
«Chi ha scritto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito di un finanziamento limitato (16 miliardi) e in parte eroso dall’inflazione non ha previsto il personale per fare la riforma dell’assistenza territoriale e per la telemedicina che rappresenta un filtro per la sanità pubblica e la misura migliore per colmare le diseguaglianze tra piccoli comuni e grossi centri. Al centro del percorso va messo il personale. Noi vogliamo dare risultati concreti su questo capitolo e sulle liste d’attesa, partita dove su 500 milioni stanziati dal governo per recuperare le visite perse le regioni non ne hanno impiegati 160, spesso per mancanza di medici. Che molto spesso avremmo potuto trovare ricorrendo proprio a specialisti ambulatoriali». Schillaci ribadisce che il governo non sprecherà l’opportunità del PNRR ma, nel ricordare che è stato appena chiuso il contratto 2019-21 con il comparto (riguarda il personale sanitario non dirigenziale, i medici sono esclusi in quanto dirigenti) ribadisce di essersi prefisso di programmare con il Ministro dell’Economia e Finanze «le risorse per chiudere i contratti del 2022-24, una cui quota sarà destinata a valorizzare il personale sanitario e migliorarne le condizioni di lavoro mentre la parte restante andrà al taglio delle liste d’attesa».

Un mese fa Schillaci aveva chiesto pubblicamente 4 miliardi in più per il Ssn ma il titolare del MEF Giancarlo Giorgetti aveva detto no. Adesso però qualcosa sembra cambiato: in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla NaDef, in questi giorni, Giorgetti ha dischiuso la porta al finanziamento aggiuntivo, sottolineando che, quando il governo nega impegni finanziari a legislazione vigente, non sta parlando del 2024. Un anno per il quale potrebbe postare risorse per gli oneri dei nuovi contratti. Il riferimento per i rinnovi nel pubblico impiego «sarà definito nella prossima legge di Bilancio nell'ambito degli spazi compatibili con i saldi programmatici della Nadef». Solo allora tra l’altro, ha aggiunto, «potrà essere quantificato il livello, in rapporto al Pil, della spesa sanitaria e si potranno fare confronti compiuti con i passati esercizi finanziari». Giorgetti dà una risposta indiretta anche a chi leggerebbe superficialmente la nota della Corte dei Conti sulla NaDef; là si lamenta che non sono indicate ancora le risorse per i contratti delle pubbliche amministrazioni ed in particolare del mondo sanità. «Solo di recente –ricordano i giudici contabili – è stato sottoscritto il contratto relativo al triennio 2019-21. Restano da affrontare i problemi sottostanti alle difficoltà di reperimento di personale sanitario soprattutto per il settore dell’emergenza e urgenza». Altra segnalazione: restano da ripianare le liste d’attesa evitando «un’ulteriore crescita delle prestazioni a carico dei cittadini o l’aumento della rinuncia alle cure».

La Corte segnala tra le altre cose sforamenti sul payback farmaceutico e dei dispositivi medici. Per la farmaceutica, la spesa per acquisti diretti rappresentava a maggio scorso il 10,5 % del Fondo sanitario contro un tetto previsto del 7,65. Ancora più drammatica forse la situazione dei “device”: i produttori che non hanno ottenuto le recenti sospensive dei Tar devono ripianare entro fine mese per il quadriennio 2015-18 poco più di un miliardo, cioè il 48% dei 2,2 miliardi di sforamenti di budget a loro carico (cifra uguale la coprono le regioni) mentre per i poco più di 1,1 miliardi restanti interviene lo Stato con un fondo ad hoc. Tuttavia, siccome nel 2019 la spesa per dispositivi medici ha sforato di 1,5 miliardi, e di oltre 2 miliardi annui si è sforato nel triennio successivo, a carico delle imprese potrebbe arrivare una richiesta di altri 3 miliardi.

TAG: SANITà GOVERNO

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