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Medicina

06 Ottobre 2023

Medici di famiglia specialisti, il ministro della Salute ribadisce il suo sì al Congresso Fimmg

Il ministro della Salute Orazio Schillaci consolida il suo “sì” al medico di famiglia specialista ed alla creazione di Scuole di specializzazione in medicina generale chiesta da Fimmg e dal segretario Silvestro Scotti. Ma non è tutto. All’81° Congresso a Villasimius


Il ministro della Salute Orazio Schillaci consolida il suo “sì” al medico di famiglia specialista ed alla creazione di Scuole di specializzazione in medicina generale chiesta da Fimmg e dal segretario Silvestro Scotti. Ma non è tutto. All’81° Congresso a Villasimius, in Sardegna, Fimmg e Scotti raccolgono da voci di maggioranza –il Senatore Francesco Zaffini– il consenso ad un obiettivo perseguito da tempo, e oggi più che mai: risorse, in termini anche di defiscalizzazione, per finanziare l’investimento su studi più performanti ed a misura della popolazione che cresce ed invecchia. Partiamo dal ministro: in un videomessaggio ai delegati, Schillaci evidenzia come tra le sfide da vincere nel breve periodo ci sia l’attrattività della medicina generale. Occorre «individuare la modalità per transitare dall’attuale corso di formazione regionale ad una vera e propria scuola di specializzazione, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale in qualità di docenti che possano trasferire la propria esperienza e competenza nella formazione dei giovani».

Il ministro ha poi ribadito che la domanda di salute dei cittadini può trovare risposta anche nell’ambito delle case di comunità «secondo il modello hub & spoke, nel quale le aggregazioni funzionali territoriali possano trovare un loro inserimento». Un modello evocato nella relazione da Silvestro Scotti, due giorni fa, in alternativa al passaggio alla dipendenza, e che per Schillaci valorizzerebbe l’attività clinica del mmg riducendo un «carico burocratico che oggi pesa enormemente». Scotti ha sottolineato da parte sua che nei prossimi mesi i medici di famiglia si attendono risorse in manovra per la professione. «Ci aspettiamo anche una profonda riflessione sul nostro lavoro e sull’indotto che alla nostra professione è legato. Alla politica va chiesto di non sottovalutare, ma di riconoscere la nostra realtà come impresa solidale. Non formalizziamo nel margine di guadagno i termini del nostro arricchimento, siamo professionisti intellettuali dedicati ad una funzione pubblica e sociale». E idealmente, proprio a queste parole di Scotti si rivolge Zaffini, presidente della 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) quando sottolinea che «il fondo sanitario nazionale andrebbe diviso per capitoli di spesa. Il personale deve avere una dotazione autonoma, perché questo ci consentirebbe di fare programmazione. Vanno divise le spese di consumo dalle spese di investimento». Di più: il ministero della Salute garante dei livelli essenziali di assistenza dovrebbe avere un ruolo chiave nel definire se un investimento è o no tale, quella che Zaffini chiama “appropriatezza degli investimenti”. «Va costruito un sistema di regole mettendo mano alla riforma del Titolo V della costituzione, non tornando indietro rispetto alla regionalizzazione, ma correggendo le storture».

Quanto alle risorse in manovra, da trovare entro il prossimo mese al più tardi, Zaffini evoca una risposta graduale, a 15 anni di tagli e di sottofinanziamento. «Dal 2011 al 2020, sono stati tagliati 29 miliardi dal fondo sanitario ed è stata affermata la logica perversa del blocco del turnover. Errori per i quali serviranno risorse. È evidente che si debba trovare il modo di gratificare in primis i professionisti della sanità adeguando le retribuzioni».

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