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30 Settembre 2026

Salute cardiometabolica, dal Milan Dialogue una proposta per misurare il costo dei ritardi

Prevenzione, diagnosi precoce e accesso al centro del confronto promosso da Lilly


Lilly State of Health (2)

L’Europa dovrebbe dotarsi di strumenti condivisi per misurare il costo del ritardo nella prevenzione e nell’accesso alle cure cardiometaboliche, affiancando alla spesa immediata gli effetti sulle complicanze, sui percorsi assistenziali e sulla società. È una delle indicazioni emerse da State of Health – The Milan Dialogue, promosso da Lilly a Milano il 29 settembre, in occasione dell’Annual Meeting 2026 della European Association for the Study of Diabetes (EASD). 

Al confronto hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti ed economisti sanitari provenienti da diversi Paesi europei. Sono intervenuti Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio ed ex commissario europeo per l’Economia; Chantal Mathieu, Chair dell’European Diabetes Forum (EUDF); Francesco Giorgino, presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD) e professore di Endocrinologia all’Università di Bari; e Tadej Battelino, Regional Chair di IDF Europe. L’evento ha ricevuto il patrocinio di IDF Europe.

Dai dieci tavoli di lavoro è emersa la necessità di rafforzare tre aree: prevenzione, diagnosi precoce e accesso. I partecipanti hanno indicato come elementi comuni una maggiore capacità di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità definite. Sul costo del ritardo nell’accesso è emersa un’apertura, seppure condizionata, alla definizione di un metodo europeo condiviso. 

Il confronto parte dal peso sanitario ed economico delle patologie cardiometaboliche. Le malattie cardiovascolari costano all’Unione europea oltre 282 miliardi di euro l’anno, circa 47 miliardi dei quali riconducibili alla perdita di produttività. Nel 2021 malattia e disabilità hanno determinato 256 milioni di giornate lavorative perse, mentre alle morti premature sono stati associati 1,3 milioni di anni di lavoro persi. 

Su questo rapporto tra salute ed economia si è concentrato Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio ed ex commissario europeo per l’Economia. «È qui che politica sanitaria e politica economica si incontrano», ha affermato nel suo intervento. «Se l’Europa riuscirà a evitare che le persone sviluppino malattie croniche, oppure a diagnosticarle e trattarle prima, potrà migliorare la vita delle persone, aumentare la produttività e rallentare la crescita dei costi sanitari».

Il tema riguarda anche la capacità europea di trasformare ricerca e innovazione in sviluppo industriale. Gentiloni ha ricordato che la quota europea della ricerca e sviluppo farmaceutica mondiale è passata dal 43% del 1990 a circa il 31% attuale. La quota dello Spazio economico europeo nelle sperimentazioni cliniche commerciali è scesa dal 22% di dodici anni fa al 12% di due anni fa, mentre quella cinese è salita dal 5% al 18%.

«L’Europa continua a produrre scienza di livello mondiale, ma sta perdendo terreno quando la scienza deve trasformarsi in valore economico», ha sottolineato Gentiloni. Secondo i dati presentati nel suo intervento, l’Europa attira circa il 7% del venture capital mondiale nelle biotecnologie sanitarie, rispetto al 63% degli Stati Uniti e al 14% della Cina. Per Gentiloni servono mercati dei capitali più profondi, maggiore armonizzazione tra gli Stati membri, capacità produttiva, migliore utilizzo dei dati sanitari e dell’intelligenza artificiale e procedure più rapide per le sperimentazioni cliniche.

Sul piano assistenziale, il Milan Dialogue ha individuato tre criticità. Nella Regione europea dell’International Diabetes Federation, il 33,6% dei 65,6 milioni di adulti con diabete nel 2024 non aveva ricevuto una diagnosi. Solo sei Stati membri monitorano sistematicamente gli esiti cardiovascolari attraverso le cartelle cliniche elettroniche. Per i medicinali autorizzati centralmente nell’UE tra il 2021 e il 2024, il tempo mediano tra autorizzazione e disponibilità è stato di 532 giorni, con differenze comprese tra 56 e 1.201 giorni. 

A chiudere il confronto è stato Dave Ricks, presidente e amministratore delegato di Eli Lilly and Company, che ha indicato la necessità di «riequilibrare priorità e risorse», sottolineando che destinare alla prevenzione tre centesimi per ogni euro di spesa sanitaria non è sufficiente. «Il confronto di questa sera rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo», ha dichiarato.

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