Farmaceutica
13 Febbraio 2026Il presidente di Farmindustria avverte: da dazi e brevetti più deboli rischio investimenti in fuga e nuove terapie più tardive in Europa

Una strategia europea più incisiva per sostenere l’industria farmaceutica e rafforzarne la competitività globale. È l’appello lanciato dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, che in un’intervista a ‘Il Sole 24 Ore’ richiama l’attenzione sul ruolo strategico del settore per l’economia e per la sicurezza industriale del continente. Secondo Cattani, l’Europa deve concentrare gli sforzi sulle filiere a più alto valore aggiunto, tra cui le life science e la farmaceutica, che contribuiscono in modo determinante alla bilancia commerciale e alla crescita. "L’industria farmaceutica è tra i primi settori per contributo allo sviluppo europeo", sottolinea, ricordando che senza questo comparto il saldo commerciale Ue passerebbe da un attivo di 145 miliardi a un passivo di 47 miliardi.
Nel 2025 l’export europeo del farmaco ha raggiunto 320 miliardi di euro e oltre un quarto proviene dall’Italia, con esportazioni superiori ai 70 miliardi e una crescita del 30% annuo, ben oltre la media nazionale. Dati che si accompagnano, secondo il presidente dell’associazione, a una dinamica produttiva nettamente più positiva rispetto al manifatturiero complessivo. A suo avviso, però, la politica industriale europea non sostiene a sufficienza il comparto. Cattani critica il recente pacchetto normativo della Commissione Europea, ritenendo che la riduzione della tutela brevettuale renda il sistema meno competitivo rispetto ai grandi rivali globali come Cina e Stati Uniti. "Chiediamo almeno condizioni analoghe a quelle dei competitor", afferma, avvertendo che in assenza di interventi l’industria rischia di seguire il destino di altri comparti in crisi. Il quadro si complica con le scelte della nuova amministrazione americana guidata da Donald Trump. "Gli effetti dei dazi e del principio del "Most favored nation" già si vedono", osserva Cattani, indicando nello spostamento degli investimenti verso gli Usa un segnale concreto: circa 100 miliardi di euro di investimenti previsti in Europa nei prossimi cinque anni sarebbero stati dirottati oltreoceano, con possibili ricadute anche sull’Italia.
Il presidente di Farmindustria avverte inoltre che le conseguenze potrebbero riguardare direttamente i pazienti: "C’è il rischio che i prezzi dei medicinali aumentino e che le nuove terapie arrivino più tardi in Europa". Gli Stati Uniti restano infatti il mercato più attrattivo e i livelli di prezzo europei, a suo giudizio, non riflettono adeguatamente il valore delle innovazioni, mentre la sostenibilità dei sistemi sanitari richiede maggiori finanziamenti per affrontare l’invecchiamento della popolazione e il costo dell’innovazione. Sul fronte nazionale, Cattani parla di un dialogo "proficuo" con il Governo e sollecita un cambio di paradigma nella valutazione della spesa sanitaria, sostenendo che in Italia si misurino con precisione solo i costi dei farmaci e non gli esiti delle altre prestazioni. Quanto alle politiche di contenimento della spesa farmaceutica, esprime contrarietà a interventi basati su tagli lineari e segnala il peso del payback: per il 2025 le aziende dovranno versare circa 2,3 miliardi di euro. In un contesto globale competitivo, conclude, decisioni di questo tipo rischiano di spostare gli investimenti e ritardare la disponibilità di nuove cure e vaccini nel Paese.
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