Dazi
10 Luglio 2025In cima alla lista delle criticità figura l’ipotesi, ventilata dal presidente Trump, di aumentare fino al 200% i dazi sulle importazioni farmaceutiche dall’Europa, un provvedimento che avrebbe un impatto diretto e rilevante sulla sostenibilità del settore

Mentre gli Stati Uniti minacciano nuovi dazi su un ampio spettro di prodotti europei, cresce la preoccupazione nel settore farmaceutico, principale voce dell’export europeo verso Washington. In cima alla lista delle criticità figura l’ipotesi, ventilata dal presidente Trump, di aumentare fino al 200% i dazi sulle importazioni farmaceutiche dall’Europa, un provvedimento che avrebbe un impatto diretto e rilevante sulla sostenibilità del settore, in particolare per l’Italia e la Germania, principali esportatori del comparto.
A confermare il momento di massima tensione, come riferisce il New York Times, è Olof Gill, portavoce della Commissione europea, che ha definito l’attuale fase dei colloqui con Washington “la più delicata”, pur ribadendo che Bruxelles è al lavoro per evitare l’invio di una lettera ufficiale americana che annuncerebbe l’attivazione dei dazi a partire dal primo agosto. “Il nostro obiettivo è ottenere un’intesa il prima possibile, nei prossimi giorni se possibile”, ha dichiarato Gill in conferenza stampa.
Al momento, la Commissione europea – attraverso il vicepresidente Maroš Šefčovič – è impegnata in una serie di contatti diretti con le controparti americane, tra cui il segretario al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante Usa per il Commercio Jamieson Greer. L’obiettivo è definire un accordo-quadro minimo, da sviluppare successivamente, che possa contenere le misure tariffarie più impattanti, in particolare per settori strategici come l’aerospazio, l’automotive e, appunto, il farmaceutico.
Il comparto farmaceutico rappresenta la prima voce dell’export europeo verso gli Stati Uniti, con un valore annuo di diversi miliardi di euro. L’eventuale introduzione di dazi fino al 200%, come ipotizzato da Trump, avrebbe ricadute immediate non solo sulle aziende produttrici, ma anche sulla catena distributiva e sugli approvvigionamenti di principi attivi e farmaci innovativi da parte dei sistemi sanitari.
Secondo fonti di Bruxelles, si tratterebbe di una misura senza precedenti in ambito sanitario, che rischierebbe di generare un effetto domino sulla filiera globale del farmaco e sull’accessibilità di alcuni trattamenti, in particolare nei segmenti ad alto costo come l’oncologia e le malattie rare.
Le pressioni, in particolare da parte della Germania, sono crescenti. “Vorremmo raggiungere un’intesa al più presto perché i dazi settoriali ci stanno penalizzando seriamente”, ha dichiarato Bernd Lange, eurodeputato tedesco e presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo.
Nonostante le dichiarazioni ambigue di Trump, che ha alternato aperture e minacce nel giro di poche ore, Bruxelles spera ancora di scongiurare l’applicazione automatica delle tariffe attraverso una mediazione politica dell’ultimo minuto. Resta però il nodo farmaceutico, su cui – a oggi – non sono emerse proposte di esenzione o salvaguardia.
In attesa di sviluppi, l’industria europea osserva con preoccupazione e chiede alle istituzioni nazionali e comunitarie un intervento urgente per tutelare l’integrità del mercato e la stabilità degli scambi nel settore della salute.
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