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Sanità digitale

13 Maggio 2026

Sanità digitale, nasce il Digital Health Equity Lab: "Senza equità rischio SSN a più velocità"

L’iniziativa nasce per monitorare criticità, opportunità e rischi della digital health in Italia, in una fase in cui il Pnrr sta accelerando gli investimenti in tecnologie sanitarie innovative


medico steto digital

Presentato il Digital Health Equity Lab (DHEL), il nuovo laboratorio promosso da Salutequità in collaborazione con UCB Pharma con l’obiettivo di mettere l’equità al centro della trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale. L’iniziativa nasce per monitorare criticità, opportunità e rischi della digital health in Italia, in una fase in cui il Pnrr sta accelerando gli investimenti in tecnologie sanitarie innovative. Secondo Salutequità, senza un cambio di passo la digitalizzazione rischia infatti di ampliare le disuguaglianze territoriali e sociali, creando un SSN "a più velocità" e lasciando indietro le fasce più fragili della popolazione.

La sanità digitale, sottolinea l’associazione, dovrebbe invece contribuire a ridurre le barriere geografiche, favorire diagnosi più tempestive, migliorare l’aderenza terapeutica e rendere più efficiente il sistema. In questi anni il SSN ha investito soprattutto su quattro direttrici: telemedicina, Fascicolo sanitario elettronico, raccolta e analisi dei dati sanitari e progetti di intelligenza artificiale. A queste si aggiungono le prospettive legate alle digital therapeutics e alla digital medicine. Tuttavia, i dati mostrano ancora forti criticità. Nel 2024 una persona su dieci ha rinunciato alle cure, soprattutto per i lunghi tempi di attesa. Per una visita neurologica urgente, a dicembre 2025 il 75% dei pazienti ha atteso fino a sei giorni, il doppio rispetto ai tempi previsti. Ritardi che aumentano ulteriormente per le prestazioni con priorità a 10 o 30 giorni. Persistono inoltre profonde differenze territoriali nell’accesso ai servizi essenziali. Tra il 2022 e il 2024 il 5% delle famiglie ha dichiarato difficoltà nel raggiungere farmacie o pronto soccorso, percentuale che supera l’11% nei piccoli comuni sotto i 2mila abitanti. Forti anche i divari regionali: si passa dal 2,6% della Provincia autonoma di Bolzano a quasi il 9% in Campania.

Sul fronte della telemedicina, tra il 2024 e il 2025 sono stati raggiunti oltre 204mila assistiti con più di 356mila prestazioni erogate. Resta però aperto il nodo dell’equità distributiva dei servizi, soprattutto nelle aree interne o meno collegate. Ancora limitata anche la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico: solo il 45% della popolazione ha espresso il consenso alla consultazione dei documenti clinici e un medico specialista su dieci non è ancora abilitato all’accesso. In ritardo anche l’implementazione del Patient Summary, tanto che la relativa scadenza Pnrr è stata rinviata. Per quanto riguarda le terapie digitali, manca ancora una regolamentazione nazionale chiara, nonostante a livello globale nel 2024 fossero già disponibili 93 Dtx, soprattutto in psichiatria, endocrinologia, reumatologia e oncologia. "La sanità digitale rappresenta una straordinaria opportunità per ridurre le disuguaglianze regionali, geografiche, culturali ed economiche", ha dichiarato Tonino Aceti. "Ma sull’equità l’Oms lancia un alert: si rischia di rafforzare l’accessibilità per chi è già in grado di accedere, lasciando invariata o peggiorata la situazione di chi fatica di più". Da qui la decisione di avviare il Digital Health Equity Lab, con il coinvolgimento di istituzioni, esperti, operatori e associazioni di pazienti, per mantenere alta l’attenzione sull’equità digitale anche oltre la stagione del Pnrr.

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