Plasmaderivati
06 Agosto 2026L’invio comprende fattori VIII e IX della coagulazione e concentrati di complesso protrombinico nell’ambito del progetto di cooperazione Haemo_Pal
Oltre 4.600 flaconi di farmaci plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato in Emilia-Romagna sono stati inviati a Nablus, in Cisgiordania, per sostenere i pazienti palestinesi affetti da malattie emorragiche congenite. L’iniziativa rientra nel progetto di cooperazione internazionale Haemo_Pal, promosso e coordinato dal Centro nazionale sangue e dall’Istituto superiore di sanità.
La fornitura comprende fattori VIII e IX della coagulazione, prodotti in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale, ai quali si aggiungono alcuni flaconi di concentrati di complesso protrombinico. I medicinali sono destinati a pazienti per i quali l’accesso alle terapie è reso più difficile dalla crisi umanitaria e sanitaria che interessa la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
Il progetto Haemo_Pal è finanziato dalla Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni terapeutici e assistenziali delle persone con coagulopatie ed emoglobinopatie nei territori palestinesi.
Avviato nel 2021, il programma ha sostenuto negli anni non solo l’invio di medicinali plasmaderivati in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ma anche la formazione del personale sanitario palestinese. Le attività hanno coinvolto medici, infermieri, tecnici di laboratorio, fisioterapisti e altri operatori, attraverso il contributo dei professionisti delle reti italiane.
L’iniziativa si inserisce nelle attività del Sistema sangue italiano per l’impiego etico e razionale del plasma e dei farmaci prodotti in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale. Il modello coinvolge il Centro nazionale sangue, il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome, le associazioni e federazioni dei donatori, il Ministero degli Affari esteri e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
«È un utilizzo etico per farmaci che eccedono il nostro fabbisogno, ma rappresenta lo specchio della salute di un sistema che è basato sulla solidarietà», ha dichiarato Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue. «Questo sostegno alle popolazioni in difficoltà non sarebbe possibile senza la generosità dei donatori italiani e l’impegno di tutti gli operatori della rete trasfusionale».
Il Centro nazionale sangue ricorda che programmi analoghi di cooperazione internazionale hanno consentito al sistema trasfusionale italiano di sostenere anche Albania, Armenia, Afghanistan, El Salvador e India.
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