cardiologia
03 Luglio 2026Il position paper di Centro nazionale sangue e Agenas mostra che una maggiore aderenza al PBM è associata a un minore utilizzo di emocomponenti, soprattutto negli interventi programmati. Teofili: "È uno dei pilastri del futuro del sistema trasfusionale"

Il Patient Blood Management (PBM) si conferma una delle strategie più efficaci per ridurre le trasfusioni evitabili in cardiochirurgia e ottimizzare l'impiego degli emocomponenti. È quanto emerge dal position paper "Applicazione delle strategie del Patient Blood Management (PBM) in cardiochirurgia", realizzato dal Centro nazionale sangue (CNS) e da Agenas con il contributo non condizionante di Baxter, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell'ultima Riunione plenaria del sistema trasfusionale. Lo studio evidenzia come una maggiore applicazione delle strategie di PBM sia associata a una riduzione del consumo di globuli rossi e plasma, con benefici particolarmente evidenti negli interventi programmati. Un risultato che, secondo gli autori, rafforza la necessità di diffondere in modo strutturato questo approccio all'interno dei percorsi assistenziali.
"Il Patient Blood Management è uno dei pilastri su cui poggia il futuro del sistema trasfusionale per ottimizzare l'uso e far fronte alla richiesta crescente di emocomponenti", sottolinea Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue. "I risultati dello studio incoraggiano a proseguire nell'implementazione strutturata del PBM attraverso un approccio multidisciplinare condiviso con le principali società scientifiche". Il progetto si è sviluppato in due fasi. La prima ha valutato il grado di adozione del PBM nei centri italiani di cardiochirurgia attraverso una survey composta da 16 quesiti, finalizzata ad analizzare le pratiche cliniche adottate. La seconda ha correlato il livello di aderenza al PBM con il consumo di emocomponenti, analizzando i dati relativi a quattro tipologie di interventi cardiochirurgici nel triennio 2020-2022, distinguendo tra procedure programmate e urgenti. "I risultati della prima linea operativa evidenziano che il PBM è sempre più integrato nella pratica dei centri italiani di cardiochirurgia, con una buona adozione delle strategie per ridurre il sanguinamento e l'utilizzo di emocomponenti", spiegano Marco Marchetti, dirigente dell'Unità operativa complessa di Health Technology Assessment di Agenas, e Daniela Catania, analista HTA. "La seconda analisi conferma che un maggior grado di aderenza al PBM è associato a una riduzione del consumo di emocomponenti, con un effetto più marcato negli interventi programmati. Nei contesti urgenti o particolarmente complessi il PBM contribuisce comunque a contenere la variabilità e gli eccessi trasfusionali".
Tra gli aspetti emersi dallo studio, un ruolo centrale è attribuito alla preparazione del paziente prima dell'intervento. "I dati dello studio sottolineano come la gestione pre-operatoria del paziente, sia in termini di diagnosi e correzione dell'anemia, sia di prevenzione del sanguinamento peri-operatorio, sia essenziale per l'efficacia di un programma PBM", conclude Teofili. Il position paper è stato condiviso con i responsabili delle Strutture regionali di coordinamento del sistema trasfusionale, le associazioni dei donatori e dei pazienti e il Ministero della Salute, con l'obiettivo di favorire una diffusione sempre più ampia delle strategie di Patient Blood Management sul territorio nazionale.
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