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22 Settembre 2023

Immunoterapia oncologica in evoluzione con la sperimentazione di oltre 40 vaccini a mRna

Più di 40 vaccini anti-cancro a mRna sono in fase di verifica clinica nel mondo, alcuni dei quali in fase avanzata di sperimentazione. Tanto che nel 2024 uno dovrebbe entrare in Fase 3. È uno dei temi di punta affrontati durante il Cicon23


Più di 40 vaccini anti-cancro a mRna sono in fase di verifica clinica nel mondo, alcuni dei quali in fase avanzata di sperimentazione. Tanto che nel 2024 uno dovrebbe entrare in Fase 3. È uno dei temi di punta affrontati durante il Cicon23 (International cancer immunotherapy conference) in corso a Milano, evento che vede la partecipazione di oltre mille tra clinici, ricercatori, rappresentanti di associazioni e del biotech provenienti da tutti i continenti e occasione di confronto sulle nuove frontiere della immunoterapia del cancro. «L'obiettivo di Cicon23 è quello di creare un unico momento di discussione, confronto e condivisione sull'immunoterapia in oncologia che diventi poi un riferimento costante per l'intero settore costituito da scienziati, medici, ricercatori, aziende e associazioni dei pazienti» spiega Pier Francesco Ferrucci, direttore dell’Unità di Bioterapia dei tumori presso l’istituto europeo di oncologia e presidente del Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori (Nibit), una delle società scientifiche organizzatrici dell’evento. «Un luogo dove fare network e sviluppare la ricerca in immunologia e immunoterapia favorendo il trasferimento dei risultati nella pratica clinica». Circa i vaccini a mRna, spiega Ferrucci, «sfruttano la stessa tecnologia adottata per il covid, ovvero si avvalgono dell’Rna messaggero che trasmette importanti informazioni alle cellule. Per i vaccini anti-cancro si utilizzano mRna sintetici progettati per istruire il sistema immunitario a riconoscere una proteina denominata ‘neoantigene’, che è espressione di una mutazione genetica avvenuta nella cellula malata. Si tratta di una specie di ‘impronta digitale’ specifica e personale, presente nelle cellule tumorali del singolo paziente. I vaccini antitumorali a mRna personalizzati sono quindi progettati ‘su misura’ con lo scopo di innescare il sistema immunitario a uccidere selettivamente ed esclusivamente le cellule tumorali in quel paziente e nei pazienti in cui i tumori esprimono la stessa mutazione». Attualmente, evidenzia Ferrucci, sono in corso oltre 40 sperimentazioni cliniche su vaccini basati sull’mRna in diverse patologie tumorali, come il melanoma, il tumore della prostata, il tumore polmonare non a piccole cellule, il tumore mammario triplo negativo, il tumore colorettale e altri tumori solidi. «L'elenco delle sperimentazioni è ovviamente destinato ad aumentare in modo esponenziale», osserva il presidente del Nibit.

Molto incoraggianti sono i risultati del vaccino a mRna contro il melanoma, sviluppato da Moderna, la cui sperimentazione dovrebbe entrare in Fase 3, l'ultima prima dell'approvazione finale, entro il prossimo anno. A fare il punto su questo vaccino al Cicon23 è Jeffrey Weber, docente di Oncologia e vicedirettore del Nyu Langone Perlmutter cancer center. I dati a due anni dalla somministrazione di questo vaccino mostrano una riduzione del rischio di recidiva o morte del 44% in chi lo ha ricevuto in combinazione con la "tradizionale" immunoterapia. Al Cicon23 partecipa anche Özlem Türeci, co-fondatrice dell'azienda biofarmaceutica BioNTech, che da decenni studia i vaccini a mRna contro i tumori e, grazie all’esperienza maturata con i vaccini contro il Covid, ha disegnato vaccini a mRna ancora più efficaci contro tumori come il melanoma, il cancro del colon retto e del pancreas.

«L’era dei vaccini a mRna nella lotta al cancro è solo agli inizi» afferma Ferrucci «ma è altrettanto importante ricordare che la vaccinazione a mRna non è l’unica strada promettente nel settore dell’immunoncologia che si avvale anche di diverse altre strategie in fase di studio». Il mondo dell'immunoterapia, infatti, non si esaurisce ai soli vaccini a mRna.

“I quattro giorni del Cicon23 sono di intenso dibattito tra i maggiori esperti mondiali» afferma Paola Nisticò, responsabile dell’Unità di Immunologia e Immunoterapia dei tumori presso l’Istituto nazionale tumori Regina Elena e membro del direttivo Nibit. «Gli obiettivi sono molteplici: capire i meccanismi che il tumore usa per sfuggire al controllo del sistema immunitario, individuare strategie capaci di rendere le nuove terapie più efficaci nel maggior numero possibile di pazienti e identificare il momento migliore per la loro somministrazione. Per questo sono previste sessioni dedicate alle nuove tecnologie che consentono di studiare le singole cellule che compongono il tumore e la loro localizzazione nel tessuto in modo da generare così una carta d’identità del tumore stesso. Parleremo anche di elaborazione di Big Data con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e di come poter identificare l’opzione immunoterapeutica più adeguata al paziente». «Ci confronteremo, infine, sui più recenti risultati ottenuti con gli inibitori dei checkpoint immunitari e con i linfociti ingegnerizzati per armare il sistema immunitario contro il tumore» aggiunge Anna Mondino, responsabile della Unità di attivazione linfocitaria presso l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, anch’essa membro del direttivo Nibit.

Il Nibit è un’associazione senza scopo di lucro, apartitica e apolitica il cui scopo è: a) favorire e sviluppare l’interazione scientifica, professionale e operativa tra professionisti di vari settori (accademia, industria, agenzie regolatorie) coinvolti nella bioterapia dei tumori; b) mettere a punto e condurre studi clinici di bioterapia dei tumori; c) sviluppare iniziative tese ad indirizzare e informare i pazienti oncologici su trial clinici attivi nel network.

TAG: ONCOLOGIA, VACCINO

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