farmaci equivalenti
22 Giugno 2026Un'indagine SWG presentata al Ministero della Salute evidenzia una riduzione della conoscenza dei farmaci equivalenti e una maggiore preferenza per i brand, soprattutto tra i più giovani

Cala la conoscenza dei farmaci equivalenti e cresce la preferenza per i medicinali di marca, soprattutto tra i più giovani. È quanto emerge da una ricerca realizzata da SWG su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni e presentata al Ministero della Salute durante l'evento conclusivo della sesta edizione della campagna IoEquivalgo, promossa da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di Egualia e in collaborazione con Federfarma e Fofi.
Secondo l'indagine, la conoscenza dei farmaci equivalenti è diminuita del 5% negli ultimi cinque anni. Il fenomeno riguarda in particolare la Generazione Z: solo il 50% dei giovani dichiara di conoscere bene gli equivalenti, a fronte di una media nazionale del 70% e del 79% registrato tra i baby boomers.
La ricerca rileva inoltre una crescita della diffidenza verso gli equivalenti e un aumento della preferenza per i farmaci di marca, attribuito principalmente all'abitudine. Parallelamente diminuisce la consapevolezza delle caratteristiche che contraddistinguono i medicinali equivalenti rispetto ai prodotti brandizzati.
Sul fronte economico, Cittadinanzattiva richiama i dati del Centro Studi Egualia relativi al 2025. Lo scorso anno i cittadini italiani hanno versato oltre un miliardo di euro di differenziale di prezzo per acquistare farmaci di marca anziché i corrispondenti equivalenti. Le differenze territoriali restano marcate: il ricorso agli equivalenti continua a essere più elevato nel Nord Italia rispetto al Centro e al Sud. La Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e il Piemonte registrano i consumi più elevati, mentre Basilicata, Calabria e Campania si collocano agli ultimi posti.
L'indagine evidenzia anche un cambiamento nelle modalità di accesso alle informazioni sanitarie. L'81% degli intervistati si considera ben informato sui temi della salute, ma nel 56% dei casi la fonte principale resta Internet. Il 12% degli italiani dichiara inoltre di utilizzare chatbot basati sull'intelligenza artificiale per ottenere informazioni su salute e benessere; la quota sale al 17% tra i giovani della Generazione Z.
Secondo i dati raccolti da SWG cresce anche il ricorso ai farmaci da banco per affrontare i piccoli disturbi quotidiani, mentre aumenta il ruolo del farmacista come fonte di informazione sanitaria. Resta invece sostanzialmente stabile il ricorso al medico di medicina generale.
Alla luce dei risultati emersi, Cittadinanzattiva chiede una campagna istituzionale di informazione sui farmaci equivalenti, con particolare attenzione ai canali digitali e ai social media, e iniziative di educazione sanitaria rivolte alle fasce più giovani della popolazione.
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