Integratori
03 Luglio 2025Non più fenomeno di nicchia, il settore degli integratori alimentari in Italia si conferma motore economico e leva per la prevenzione, con un impatto stimato di 4,6 miliardi di euro di PIL e oltre 51 mila posti di lavoro, di cui la metà occupati da donne

Non più fenomeno di nicchia, il settore degli integratori alimentari in Italia si conferma motore economico e leva per la prevenzione, con un impatto stimato di 4,6 miliardi di euro di PIL e oltre 51 mila posti di lavoro, di cui la metà occupati da donne. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Integratori & Salute, associazione di Unione Italiana Food, con il supporto tecnico-metodologico di PwC Italia.
Nel 2023 il comparto ha registrato vendite per 4,1 miliardi di euro nei canali farmacia, parafarmacia e GDO, contribuendo a generare 4,626 miliardi di PIL, di cui 554 milioni in IVA e 1,099 miliardi in gettito fiscale complessivo. Oltre 51 mila addetti sono impiegati lungo la filiera, con una significativa presenza femminile (50% rispetto a una media nazionale del 42%) e un’elevata percentuale di laureati (34% contro il 24% nazionale).
«Il settore evidenzia dinamiche positive in fatturato, produzione e occupazione», sottolinea Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute. «È un mercato maturo, in cui cresce la fiducia del consumatore, che assume integratori in modo sempre più consapevole. Farmacie e parafarmacie restano il primo canale di acquisto, a conferma del ruolo centrale del consiglio professionale: oltre l’80% degli integratori viene venduto in questi canali».
Le aziende associate a Integratori & Salute hanno registrato 2,75 miliardi di euro di fatturato, incluso l’export, generando 781 milioni di euro di valore aggiunto. Tra le categorie di prodotto più diffuse figurano vitamine e sali minerali (82%), probiotici (80%), integratori per funzione immunitaria (80%) e regolarità intestinale (76%).
Secondo l’indagine “La voce delle aziende”, condotta su un campione di 50 imprese associate, l’80% delle aziende commercializza integratori come attività principale, mentre nella produzione prevale il conto terzi. I clienti principali sono grossisti e distributori.
L’86% delle aziende dispone di un’unità di ricerca e sviluppo, con collaborazioni attive – in 8 casi su 10 – con università o istituti di ricerca. Tra le priorità strategiche emergono l’ampliamento del portafoglio prodotti (80%), la sostenibilità economica (58%), l’export (40%) e operazioni di acquisizione (26%).
Nel campo ESG, le azioni più comuni riguardano il welfare aziendale, la sicurezza sul lavoro e la riduzione dell’impatto del packaging (tutte al 52%), seguite dalla promozione della parità di genere (44%).
Tra le principali criticità segnalate dalle imprese figurano le modifiche normative europee (86%), la disponibilità e i costi delle materie prime (84%), la concorrenza e l’instabilità geopolitica (68%), oltre ai temi legati alla sostenibilità (58%).
Preoccupa in particolare la mancanza di armonizzazione normativa a livello europeo ed extraeuropeo, le restrizioni sulle preparazioni botaniche e il ricorso crescente all’autocura.
«Grazie all’impronta innovativa del settore – conclude Scarpa – stiamo progettando gli integratori del futuro, più mirati e rilevanti per la salute pubblica. Il loro utilizzo come strumento di prevenzione primaria può rappresentare un vantaggio per i sistemi sanitari nazionali. Sarà decisiva la capacità delle imprese di investire in ricerca, dimostrare l’efficacia dei nutrienti e contribuire in modo costruttivo al dibattito regolatorio».
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