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06 Giugno 2025. È quanto emerge dal Future Health Index 2025, il decimo rapporto annuale di Royal Philips, che ha coinvolto oltre 2.000 professionisti sanitari e 16.000 pazienti in 16 Paesi, inclusa l’Italia

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai una priorità strategica per i sistemi sanitari di tutto il mondo. Eppure, un gap di fiducia tra operatori sanitari e pazienti rischia di comprometterne il pieno potenziale. È quanto emerge dal Future Health Index 2025, il decimo rapporto annuale di Royal Philips, che ha coinvolto oltre 2.000 professionisti sanitari e 16.000 pazienti in 16 Paesi, inclusa l’Italia.
Il contesto che il report restituisce è quello di un sistema sanitario sotto pressione. A livello globale, i pazienti attendono in media oltre 70 giorni per una visita specialistica, e nel 33% dei casi questo ritardo peggiora le condizioni cliniche. In Italia, secondo i dati Istat 2025 citati da Philips, un italiano su 10 ha rinunciato nel 2024 a visite o esami a causa delle liste d’attesa, pari a circa 6 milioni di persone.
Per i professionisti sanitari, l’intelligenza artificiale rappresenta molto più di una semplice innovazione tecnologica: è una risorsa concreta contro la carenza di personale e il burnout. Il 46% la considera essenziale per anticipare diagnosi e interventi, un altro 46% la vede come una soluzione al carico amministrativo, mentre il 42% teme che senza IA sia impossibile recuperare il gap di visite arretrate.
“I recenti dati Istat ci dicono che 1 italiano su 10 ha rinunciato a visite o esami a causa delle lunghe liste d'attesa. Un problema che non riguarda solo il nostro Paese”, ha dichiarato Andrea Celli, Managing Director Philips Italia, Israele e Grecia. “Di fronte alla previsione di una carenza di 11 milioni di operatori sanitari entro il 2030, è tempo di cogliere le enormi opportunità che la tecnologia ci offre. La salute è un diritto, e l’innovazione può aiutarci a garantirlo”.
Tra i benefici pratici dell’IA già oggi disponibili, Philips cita la triplicazione della velocità degli esami in risonanza magnetica e il supporto automatizzato alla refertazione, con effetti diretti sulla riduzione delle liste d’attesa.
Tuttavia, il rapporto evidenzia un paradosso: il 79% dei professionisti sanitari è ottimista sui benefici dell’IA, ma solo il 59% dei pazienti condivide lo stesso entusiasmo. Tra gli over 45, la fiducia crolla al 33%.
Il timore? Che un uso estensivo della tecnologia renda le cure più impersonali. I pazienti chiedono che l’IA non sostituisca, ma amplifichi la componente umana dell’assistenza: meno errori, diagnosi più accurate, ma anche relazioni più empatiche.
“Il futuro dell’IA in sanità dipende da tre pilastri: fiducia, trasparenza e collaborazione tra clinici e pazienti”, ha sottolineato Shez Partovi, Chief Innovation & Strategy Officer di Philips. “Progettare soluzioni IA che mettano le persone al centro è essenziale: solo così potremo ottenere un impatto reale e duraturo”.
Secondo il report, il 78% dei professionisti sanitari ritiene che l’IA possa aumentare la capacità di presa in carico dei pazienti; il 76% è convinto che possa ridurre i tempi di attesa; e per il 77% migliorerà il triage. Ancora più evidente il vantaggio in termini di efficienza: l’84% prevede una significativa riduzione dei compiti ripetitivi, e oltre un terzo lamenta già oggi di perdere fino a 4 settimane all’anno per mancanza o disorganizzazione dei dati clinici.
Per realizzare questa trasformazione, tuttavia, servono investimenti continui, ma anche un’evoluzione dei quadri normativi, in grado di bilanciare innovazione e sicurezza.
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