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Malattie croniche

12 Dicembre 2024

Malattie croniche, fino a 10 anni per la diagnosi. Il report di Cittadinanzattiva

In Italia vivono 24 milioni di persone affetti da almeno una malattia cronica. Un quarto di loro aspetta più di 10 anni per ricevere una diagnosi. Sono alcuni dei dati che emergono dal XXII Rapporto sulle politiche della cronicità "Diritti Sospesi" di Cittadinanzattiva


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In Italia il 40,5% della popolazione è affetta da almeno una malattia cronica. Un quarto di loro aspetta più di 10 anni per ricevere una diagnosi; poi, il più delle volte i pazienti si barcamena tra cure specialistiche e primarie che raramente si parlano; quasi 1 su 2 lamenta problemi con le cure a domicilio e con le liste d'attesa. Quasi il 60% ricorre a visite private e 1 su 3 rinuncia alle cure. Sono alcuni dei dati che emergono dal XXII Rapporto sulle politiche della cronicità "Diritti Sospesi" di Cittadinanzattiva.
"Piani e norme non mancano e, in genere, ben definiscono i diritti delle persone con malattia cronica e rara. Ma troppo spesso restano sospesi: nelle more delle decisioni, negli ostacoli che le istituzioni tendono a frapporsi, nella insufficiente partecipazione dei pazienti e delle loro associazioni, nelle maglie di procedure poco orientate alla concretezza", afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Il rapporto è il risultato di un'indagine effettuata su tutto il territorio nazionale che ha interessato 102 presidenti delle associazioni dei malati cronici e rari, 3.500 persone affette da patologia cronica e rara e i loro familiari. Dall'indagine emergono lacune in tutte le aree dell'assistenza. La diagnosi, per esempio, giunge in meno di sei mesi solo per il 18,1% dei pazienti, mentre per il 27,6% occorrono più di 10 anni. Gli elementi che ostacolano maggiormente la diagnosi precoce della malattia: con l’80,2%, la scarsa conoscenza della patologia da parte del Medici di base e Pediatri; segue la sottovalutazione dei sintomi (68,9%), gli elementi comuni ad altre patologie (54,7%); il poco ascolto del paziente (46,2%); la mancanza di personale specializzato sul territorio (42,5%); le liste di attesa eccessivamente lunghe (23,6%). Critico il tema delle liste d'attesa, più frequenti nel caso di prime visite specialistiche (64,6%), riconoscimento di invalidità civile e/o accompagnamento (60%), visite di controllo e follow-up (56,1%), esami diagnostici (53%). Il 44% dei pazienti lamenta problemi con le cure a domicilio, a causa del numero di giorni/ore di assistenza erogati inadeguati; della difficoltà nella fase di attivazione/accesso; della carenza di alcune figure specialistiche e di assistenza, in particolare di tipo sociale. “Il Rapporto – ha aggiunto Tiziana Nicoletti, responsabile Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici e rari (CnAMC) - delinea in modo evidente le problematiche per i pazienti cronici e rari e per le loro famiglie. Su questo chiediamo come primo atto urgente il recepimento in Conferenza Stato - Regioni del nuovo Piano Nazionale della Cronicità 2024 e il monitoraggio costante degli obiettivi”.

Altro elemento critico per il percorso terapeutico è il dover affrontare costi per accedere ad alcune prestazioni: il 59,8% dei cittadini ricorre infatti a visite specialistiche effettuate in regime privato o intramurario; il 52,8% acquista farmaci necessari e non rimborsati dal SSN; il 50% effettua esami diagnostici in privato o in intramoenia; il 47,5% acquista parafarmaci (es. integratori alimentari, dermocosmetici, pomate). Il 42,4% spende privatamente per la prevenzione terziaria (diete, attività fisica, dispositivi); il 36,3% per la prevenzione primaria e secondaria; il 22% per il supporto psicologico; il 16,9% per spostamenti dovuti a motivi di cura; il 14,7% per le visite specialistiche o attività riabilitative da effettuare a domicilio e il 12% per l’acquisto di protesi e ausili non riconosciuti (o insufficienti nella quantità/qualità erogata). Oltre il 30% dei pazienti ci informa di aver dovuto rinunciare alle cure. Nel 19% dei casi è capitato in modo sporadico ma, per oltre il 12%, è capitato spesso. Non manca il tema delle disuguaglianze regionali. Per i presidenti delle associazioni dei pazienti questi sono gli ambiti in cui si riscontrano maggiori difformità regionali: innanzitutto (79,2%) il supporto psicologico; a seguire la presenza di percorsi e/o PDTA (77,4%), la presenza di Centri specializzati/Rete (73,6%); la modalità di gestione delle prenotazioni e dei tempi di attesa (72,6%); le prestazioni necessarie non ricomprese nei LEA (70,8%).

Le proposte, dunque, di Cittadinanzattiva per far fronte a questi problemi sono: LEA: garantire, come previsto, una revisione costante e certa dei Livelli Essenziali di Assistenza; aggiornare il Decreto Tariffe per la specialistica ambulatoriale e la protesica, con cadenza almeno biennale; rafforzare l'attuale sistema di monitoraggio dei Lea. Piano Nazionale Cronicità: Recepire celermente in sede di Conferenza Stato - Regioni il nuovo Piano Nazionale della Cronicità e monitorare il raggiungimento degli obiettivi previsti. Malattie Rare: dare piena attuazione alla legge 167/2016, “Disposizioni per l’avvio dello screening neonatale per la diagnosi precoce di malattie metaboliche ereditarie”; emanare i decreti attuativi previsti dal Testo Unico sulle malattie rare, n. 175 del 2021, al fine di garantire la piena operatività; monitorare la realizzazione del Piano Nazionale Malattie rare. Liste d’attesa: garantire la piena e tempestiva attuazione delle disposizioni previste dal Decreto Liste d’attesa. Assistenza anziani non autosufficienza: dare attuazione al D.lgs. 29/2024 attraverso l’adozione dei quasi 20 relativi decreti attuativi così da garantire risposte adeguate in termini di assistenza sociosanitaria. Caregiver: approvare una legge inclusiva e di equità sociale che garantisca diritti e tutele al caregiver familiare.

TAG: CITTADINANZATTIVA

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