Care 2 Cure
26 Agosto 2024Massimo Riccaboni, Professore di economia, IMT Scuola Alti Studi, Lucca, a margine dell'evento “Care 2Cure. Innovazione terapeutica e sostenibilità ambientale” realizzato da Edra ha dichiarato: “Dobbiamo dotarci di modelli di valutazione della sostenibilità delle cure a 360 gradi che integrino le tradizionali valutazioni di HTA con le stime di impatto ambientale”.

Ridurre l'impatto ambientale con terapie sostenibili per l'ambiente porta benefici non solo per la salute del paziente, ma anche in termini economici per il Servizio Sanitario Nazionale. Massimo Riccaboni, Professore di economia, IMT Scuola Alti Studi, Lucca, a margine dell'evento “Care 2Cure. Innovazione terapeutica e sostenibilità ambientale” realizzato da Edra con il supporto non condizionante di Novo Nordisk, parla di come incrementare questo settore.
“Innanzitutto, bisogna accrescere la consapevolezza della relazione che intercorre tra salute umana e l'ambiente in cui noi viviamo. Da un punto di vista del design delle istituzioni, è necessario quindi iniziare a valutare anche le ricadute ambientali delle prestazioni sanitarie. Questo è un'operazione in atto in molti paesi, anche a seguito di direttive europee, e quindi il sistema si deve adeguare, sapendo ponderare anche gli aspetti ambientali delle cure che vengono erogate dal servizio sanitario. Questo avviene in due direzioni: la prevenzione, cioè garantire un ambiente salubre attraverso interventi diretti sulla qualità dell'ambiente in cui noi viviamo; e, dall'altro lato, essere consapevoli che le modalità con cui noi eroghiamo le cure hanno a loro volta un impatto sull'ambiente che ci circonda. Quindi, non possiamo pregiudicare l'ambiente con soluzioni che permettono sì di far fronte ai bisogni di cura delle persone, ma poi lasciano in eredità anche un impatto ambientale negativo che si ripercuote poi sulla salute degli individui”.
“La valutazione dell'impatto ambientale ricade nelle cosiddette implicazioni sociali dei servizi sanitari, socio-ambientali direi più esattamente, che spesso non vengono considerate nella valutazione delle tecnologie, perché la prospettiva che si adotta è quella del Servizio Sanitario Nazionale. Quindi, si tengono in considerazione solo i benefici e i costi che attengono alla salute, ovviamente, quindi l'efficacia delle cure per la salute delle persone e i costi inerenti al servizio sanitario in quanto tale. Questa prospettiva è stata progressivamente ampliata nel corso del tempo per tenere conto delle implicazioni organizzative, sociali e, ad oggi, anche ambientali. Questo è necessario poiché si può comprendere che, ad esempio, alcune terapie potrebbero poi avere costi minori proprio perché utilizzano materiali non biodegradabili o comunque processi produttivi più impattanti, magari in paesi che hanno una compliance ambientale inferiore, standard ambientali inferiori rispetto a quelli dei paesi occidentali. E quindi, se non badiamo a questi aspetti, quello che può accadere è che ci ritroviamo con delle tecnologie che sono fortemente impattanti: sì, più economiche, ma fortemente impattanti”.
Quindi, conclude: “Dobbiamo adottare dei correttivi di conseguenza per poter poi tenere conto di queste ripercussioni, in modo che ci sia una concorrenza che è fair, che è bilanciata, tra chi rispetta l'ambiente, quindi produce tecnologie a impatto zero, e chi invece cerca di fare economie pregiudicando magari anche gli aspetti ambientali”.
Il documento completo è consultabile qui: download.dpsw.it/?g=1948&f=4976&c=0DFC1B9C-CB13-4CC1-AC29-23335C23CF3C
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