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26 Luglio 2022

Epatite C, il punto sull’attività delle Regioni nello screening

È il momento del bilancio e di lanciare nuove proposte per favorire la lotta all’Epatite C. L’Italia, infatti, è ancora in corsa per l’obiettivo fissato dall’OMS di eliminare dal Paese il virus entro il 2030.


Epatite C, il punto sull’attività delle Regioni nello screening

È il momento del bilancio e di lanciare nuove proposte per favorire la lotta all’Epatite C. L’Italia, infatti, è ancora in corsa per l’obiettivo fissato dall’OMS di eliminare dal Paese il virus entro il 2030. Nel febbraio 2020, il Governo ha stanziato un fondo per favorire gli screening, ma non è stato sfruttato a dovere: solo una minoranza le regioni ha implementato politiche per favorire l’emersione del sommerso dell’HCV. Solo alcune hanno avviato dei piani di screening: Basilicata, Liguria, Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Molise, Abruzzo, Valle d’Aosta. Tra le regioni ferme invece vi sono Campania, Umbria, Puglia, Lazio, Toscana, Calabria, Marche, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Sardegna.
In questo quadro, non si può fare a meno di rilevare che le regioni a statuto speciale sono rimaste tagliate dall’erogazione dei fondi statali. Il 31 dicembre 2022 i fondi scadono e bisogna capire quali siano stati i problemi di questi mesi e come si possa rilanciare la lotta all’Epatite C.

L’analisi dell’attività delle regioni è stata svolta in questi mesi dal Progetto CCuriamo ideato da ISHEO, con il contributo non condizionante di Gilead Sciences. Un percorso completato con l’expert meeting “Analisi e monitoraggio dell’accesso allo screening HCV nelle regioni italiane”, a cui hanno preso parte Davide Integlia, Direttore di ISHEO; il prof. Stefano Vella; il prof. Alessio AghemoMassimo Andreoni, Direttore Scientifico Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT; Sergio Babudieri, Direttore Scientifico Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria; Massimo Galli, già Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Milano e Loreta Kondili del Centro Nazionale per la Salute Globale, Istituto Superiore di Sanità. A moderare gli interventi degli specialisti il giornalista Daniel Della Seta.

Tra gli ostacoli riscontrati, non vi è stata solo la pandemia, ma anche evidenti difficoltà delle regioni a organizzare e pianificare un’attività complessa, che prevede l’impiego e la formazione di risorse di cui le regioni sono carenti. Su un tema di salute pubblica come l’eliminazione di un virus, che per definizione non conosce confini regionali, si è notata con forza la sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni, portando al fallimento un progetto ben pensato a livello nazionale.
Riguardo l’eradicazione dell’epatite C il Prof. Massimo Andreoni evidenzia: “Pur comprendendo i rallentamenti dovuti alla pandemia, in questa fase, al fine di perseguire l’obiettivo dell’OMS dell’eliminazione del virus dal nostro Paese entro il 2030, diventa fondamentale esortare le regioni stesse a un impegno formale nell’avvio di politiche di screening. Dopo la bocciatura della settimana scorsa, auspichiamo possa essere ripresentato presto l'emendamento per la proroga dei fondi per almeno un altro anno, che scadrà alla fine del 2022".
Sul tema gli fa eco Prof. Alessio Aghemo: “Anzitutto, dobbiamo aumentare la sensibilità verso queste patologie nella popolazione generale. In secondo luogo, dobbiamo identificare coloro che non sono a conoscenza della malattia attraverso adeguate strategie di screening. È fondamentale poi anche attuare un rapido ed efficiente linkage-to-care, ossia un’immediata somministrazione della terapia nel momento in cui si rileva un soggetto positivo al virus”.

TAG: PHARMA

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