Caldo
23 Giugno 2026Uno studio del progetto Worklimate di Cnr e Inail evidenzia l'efficacia delle misure che limitano le attività all'aperto nelle ore più calde

Le ordinanze regionali che vietano o limitano il lavoro all'aperto nelle ore più calde della giornata possono ridurre gli infortuni sul lavoro fino al 40%. È quanto emerge da uno studio realizzato nell'ambito del progetto Worklimate, promosso da Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e Inail, che ha analizzato gli effetti delle misure adottate per proteggere i lavoratori durante le ondate di calore.
I risultati, pubblicati sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, mostrano una riduzione significativa degli infortuni nei giorni caratterizzati da livelli elevati di rischio da caldo, in particolare nel settore delle costruzioni, uno degli ambiti maggiormente esposti alle alte temperature.
Secondo i ricercatori, le ordinanze che prevedono la sospensione delle attività lavorative nelle fasce orarie più critiche rappresentano uno strumento efficace per contenere gli effetti sanitari del caldo estremo, fenomeno che negli ultimi anni si è intensificato anche in Italia.
Lo studio si inserisce nel contesto delle misure adottate da numerose Regioni italiane per affrontare le ondate di calore che interessano il Paese durante il periodo estivo. Le ordinanze prevedono generalmente il divieto di svolgere attività lavorative all'aperto nelle ore centrali della giornata nei settori maggiormente esposti, come edilizia e agricoltura, quando i sistemi di monitoraggio segnalano condizioni di rischio elevato.
I dati arrivano mentre gran parte dell'Italia è interessata da temperature superiori alle medie stagionali. Gli esperti sottolineano che il caldo estremo non rappresenta soltanto un problema ambientale, ma una questione di salute pubblica e di sicurezza sul lavoro, con possibili conseguenze che vanno dalla disidratazione ai colpi di calore fino all'aumento del rischio di infortuni.
Il progetto Worklimate utilizza modelli previsionali e indicatori di rischio per supportare lavoratori, imprese e istituzioni nella prevenzione degli effetti delle alte temperature sugli ambienti di lavoro. Secondo i ricercatori, l'integrazione tra sistemi di allerta e misure organizzative può contribuire a ridurre l'impatto sanitario delle ondate di calore, destinate a diventare sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.
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