Toscana
16 Marzo 2026A 21 anni dalla riforma del sistema sanitario regionale, l’Ordine dei medici di Firenze chiede una revisione della legge 40 del 2005

A ventuno anni dall’entrata in vigore della legge regionale 40 del 2005 che ha ridisegnato il sistema sanitario toscano, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze chiede di avviare una riflessione sull’aggiornamento della normativa alla luce dei cambiamenti intervenuti negli ultimi due decenni. Il tema è stato al centro di un incontro organizzato il 14 marzo a Firenze nella sede dell’Ordine.
«Ventuno anni dopo l’entrata in vigore della riforma che ha ridisegnato il servizio sanitario toscano è tempo di aprire una riflessione. Senza posizioni ideologiche o pregiudizi, dobbiamo conservare ciò che ha funzionato e intervenire con coraggio dove il sistema mostra segni di affaticamento», ha dichiarato Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici di Firenze.
Secondo Dattolo, la legge regionale 40 ha rappresentato per oltre vent’anni l’architrave del sistema sanitario toscano, rafforzando i principi del Servizio sanitario nazionale come universalismo, equità e uguaglianza di accesso alle cure. La riforma ha inoltre promosso integrazione tra ambito sanitario e sociale, collaborazione tra le aziende del sistema sanitario regionale e maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte socio-sanitarie.
L’iniziativa, dedicata alla memoria dell’ex presidente dell’Ordine Antonio Panti, ha rappresentato un momento di confronto sui punti di forza e sulle criticità del modello toscano. «Antonio Panti ha rappresentato per tutti noi un punto di riferimento, non solo come presidente dell’Ordine ma come medico sempre vicino ai colleghi e ai cittadini», ha ricordato Elisabetta Alti, vicepresidente dell’Ordine.
Durante l’incontro sono stati analizzati diversi aspetti della riforma. Valtere Giovannini, già direttore generale della Direzione Diritti di cittadinanza e Coesione sociale della Regione Toscana, ha illustrato gli elementi positivi della legge, mentre Gavino Maciocco, docente di Igiene e sanità pubblica all’Università di Firenze, ha evidenziato alcune criticità. Sono intervenuti anche Laura Canavacci, coordinatrice del Nucleo di supporto alle attività di bioetica e sperimentazione clinica della Regione Toscana, Paolo Francesconi dell’Agenzia regionale di sanità e Federico Gelli, direttore della Direzione Sanità, Welfare e Coesione sociale della Regione.
Nel dibattito è stato sottolineato come il contesto sanitario sia profondamente cambiato rispetto al 2005, con fattori quali l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, l’impatto delle tecnologie digitali e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Tra i nodi evidenziati figurano l’eccesso di burocrazia e il rapporto tra ospedale e territorio. «Accanto ai risultati positivi, nel tempo sono emerse rigidità organizzative e un eccesso di burocrazia», ha osservato Dattolo, sottolineando la necessità di riequilibrare la relazione tra logica gestionale e autonomia clinica.
Il presidente dell’Ordine ha inoltre richiamato il tema della carenza di medici e del crescente disagio professionale legato ai carichi di lavoro. «Nel 2005 questo problema era marginale, oggi è diventato strutturale», ha affermato.
Secondo l’Ordine dei medici di Firenze, un eventuale aggiornamento della legge regionale dovrebbe avvenire attraverso un confronto con professionisti sanitari e operatori del sistema. «Le decisioni sul futuro della sanità devono necessariamente coinvolgere chi ogni giorno lavora nei servizi e si confronta direttamente con i bisogni dei cittadini», ha concluso Dattolo.
Durante la tavola rotonda conclusiva sono intervenuti anche Matteo Biffoni, presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana, il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi e i consiglieri regionali Francesco Casini e Andrea Vannucci.
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