Regioni
11 Settembre 2025Le Regioni hanno chiesto al Governo un impegno per incrementare i fondi già dal 2026 e hanno sollecitato una programmazione almeno biennale, se non triennale, per evitare interruzioni nei servizi

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha dato il via libera al decreto di finanziamento che stanzia 30 milioni di euro per iniziative di inclusione dedicate alle persone con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico. Le risorse, provenienti dal Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, copriranno la spesa per il 2025 e saranno destinate a progetti di accompagnamento all’autonomia, percorsi di socializzazione e attività sportive, culturali e ricreative.
Un sostegno importante, ma ritenuto insufficiente rispetto ai bisogni reali delle famiglie. Le Regioni hanno, infatti, chiesto al Governo un impegno per incrementare i fondi già dal 2026 e hanno sollecitato una programmazione almeno biennale, se non triennale, per evitare interruzioni nei servizi. “Non possiamo procedere a singhiozzo – è il messaggio emerso – occorre garantire continuità a iniziative che incidono direttamente sul benessere e sulla qualità della vita delle persone autistiche e delle loro famiglie”.
Accanto al capitolo disabilità, la Conferenza Unificata ha affrontato anche il nodo della violenza di genere. È stata scongiurata la chiusura, prevista entro il 14 settembre, dei centri antiviolenza e delle case rifugio che non erano ancora riusciti ad adeguarsi ai requisiti minimi fissati dall’intesa del 2022. L’accordo raggiunto concede infatti una proroga di un anno, tempo ritenuto necessario per permettere alle associazioni e agli enti gestori di conformarsi senza compromettere la continuità dei servizi. Tra i requisiti più contestati figura l’obbligo per i centri di prevedere nello statuto la prevalenza o l’esclusività dell’attività di prevenzione e contrasto della violenza di genere rispetto ad altre finalità sociali. Una condizione giudicata penalizzante per molte realtà storiche, radicate nei territori e impegnate da anni con competenza e professionalità. Le Regioni, insieme al Dipartimento per le Pari opportunità, Anci e Upi, lavoreranno ora a una proposta di modifica dell’intesa per conciliare la necessità di garantire standard elevati con quella di non mettere in difficoltà le strutture già operative.
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